La classificazione degli animali: Balme su Genos e Eidos

Continua la saga dei miei appunti. Questa volta vi intrattengo un po’ con il nesso tra metafisica e biologia ben studiato da Balme (e Lennox). Cosa possiamo dire di Aristotele “tassonomista?” Innanzitutto credo questo. La tassonomia non è teoreticamente incompatibile con la modalità esplicativa utilizzata da Aristotele in biologia ma, sebbene alcuni risultati tassonomici puntuali siano presenti, la tassonomia in quanto tale è assente, e ciò per ragioni in parte relative allo stadio di sviluppo della scienza biologica, in parte all’atteggiamento conservativo che Aristotele assume nei confronti dei sistemi di denominazione incorporati nel linguaggio naturale degli uomini.

Una considerazione in tal senso della classificazione biologica mostrerà come siano in opera, in essa, analisi mereologiche atte a validare i raggruppamenti tassonomici. E che classificare non significa affatto spiegare. La spiegazione di un soggetto naturale coincide con la sua definizione d’essenza. La sua definizione d’essenza, nella misura in cui cattura il continuum di differenze riscontrabili nel range di un genos, incorpora gli attributi formali di quella continuità di piani ilemorfici che fanno capo alla parte centrale della sostanza. Insomma, con la mereologia della definizione si cattura l’essenza dell’individuo che ricade nella specie di un genere; la classificazione è dunque una pre-condizione alla ricognizione degli elementi che rientrano nelle definizioni (mostrare il punto con l’ausilio della critica alla dicotomia accademica di PA I.2-4). Continua a leggere

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