Forme delle Parti: il metodo comparativo nella biologia di Aristotele

L’ultima volta avevamo iniziato a parlare di genos e eidos in Balme. Ora facciamo un passo in avanti e vediamo all’opera il metodo “per parti”. Possiamo infatti svolgere la considerazione del genos animale tenendo fisse alcune basi strutturali per studiare le differenze che si pongono su queste basi:

(A) «vi sono in primo luogo le parti identiche per forma [ei{dei]: così il naso e l’occhio di un uomo sono identici al naso e all’occhio di un altro uomo, la carne alla carne, l’osso all’osso; lo stesso vale per il cavallo e per tutti quegli animali che definiamo identici tra loro per la forma: infatti, come il tutto sta al tutto, così ognuna delle parti sta a quella che le corrisponde [oJmoivw” ga;r w{sper to; o{lon e[cei pro;” to; o{lon, kai; tw’n morivwn e[cei e{kaston pro;” e{kaston]. In secondo luogo vi sono bensì parti identiche, ma che differiscono per eccedenza e difetto: sono quelle degli animali di cui è il medesimo il tipo [gevnoV]. Per ‘tipo’ intendo, ad esempio, ‘uccello’ o ‘pesce’; ognuno di essi presenta infatti una differenza secondo il tipo, e vi sono più specie di pesci e di uccelli. […] Alcuni animali non hanno parti identiche né per forma né secondo eccedenza e difetto, bensì esse presentano un rapporto di analogia, il rapporto cioè in cui sta l’osso con la spina, l’unghia con lo zoccolo, la mano con la chela, la squama con la penna: infatti ciò che la penna è nell’uccello, la squama lo è nel pesce»1. Continua a leggere

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