Un deittico temporale. Aristotele e le perplessità di Einstein

Salvador Dalì, La Persistenza della Memoria (olio su tela, 24×33, 1931).

La nozione di ora resta per la fisica un argomento spinoso. In un breve articolo del 2004, James B. Hartle ne ha messo in luce i principali problemi (The physics of now, in “Physica Scripta”, 77 (2004), pp. 67-77). Ora sono seduta alla scrivania e sto scrivendo; interrogarsi sullo statuto del presente significa situarsi nel tempo, riconoscere di avere una storia scandita in un passato e in un futuro. La nostra consapevolezza, la coscienza di noi stessi e del mondo è incardinata nel presente, e tuttavia questo stesso presente sembra irrimediabilmente sfuggirci. Proprio grazie alla Relatività Generale (RG) di Einstein abbiamo imparato che è addirittura impreciso sostenere che percepiamo il presente: se fissiamo la Luna, la vediamo com’era un secondo e mezzo fa, il tempo necessario alla luce per arrivare dalla Luna alla Terra. 

Certo, è vero, in un secondo e mezzo la Luna non cambia sensibilmente; tuttavia sarebbe errato dire che la vediamo com’è adesso. Stessa cosa se volgiamo lo sguardo al Sole. Qui la luce impiega 8 minuti per giungere a noi, il che significa che la vediamo com’era otto minuti fa. Se poi ci spostiamo verso Alpha Centauri, la stella più vicina a noi, la forbice temporale si dilata: la vediamo com’era 4,2 anni fa. Accettare il carattere finito della velocità della luce implica l’accettazione della nostra impossibilità di percepire il presente.

Ciascun osservatore dotato di una massa possiede un tempo proprio. Questo paradosso, secondo cui il presente sembrerebbe essere tutto e niente, e che mette definitivamente fuori gioco l’universalità ed assolutezza proprie dello spazio-tempo della meccanica newtoniana, ha attraversato la filosofia e parte della fisica. Per secoli la filosofia ha tentato di ingabbiare il concetto di tempo cercando di conciliare due istanze a prima vista contraddittorie: l’esperienza soggettiva della sua durata e la tesi oggettiva della sua esistenza ed eternità. Qui intendo concentrarmi su uno degli aspetti filosofici della questione: lo statuto ontologico dell’ora in Aristotele, il che ci dovrebbe permettere di dire qualcosa sul presente. Ma prima è necessario chiarire qual è lo sfondo concettuale in cui ci muoviamo.

A questo link è disponibile un breve approfondimento:

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