La Prof.ssa Corwin e il multiverso

Fermi and Swift see 'shockingly bright' burst

Rappresentazione dei raggi gamma catturati da Fermi. (Credit: NASA/DOE/Fermi LAT Collaboration).

….un’esplosione senza precedenti. Il telescopio Fermi e il satellite Swift hanno catturato una fonte di raggi gamma ad energie elevatissime. Tecnicamente gli scienziati le chiamano Gamma Ray Burst e questo evento è stato battezzato GRB 130427A. Subito dopo le 3:47 di sabato 27 aprile, il Fermi Gamma-Ray Burst Monitor si è posizionato nella direzione del lampo ad alta energia proveniente dalla Costellazione del Leone. L’onda d’urto dei raggi cosmici è stata tale che il satellite Swift della NASA si è addirittura allontanato dalla sua rotta.  

Incredibile. Restai incollato all’immagine sullo schermo che, in modo concitato, proseguiva spiegando le conseguenze del fenomeno. Qualcosa, presumibilmente un oggetto luminoso lontano anni luce da noi, aveva cessato di vivere risolvendosi in una coda di raggi gamma. Una minacciosa cascata che, caoticamente, si dipanava in ogni direzione dello spazio.  Levai gli occhi dallo schermo e mi voltai verso la lunga treccia della Prof.ssa Corwin che, chiusa nell’ormai inseparabile camice bianco, non la smetteva di tamburellare con le dita sul tavolo.

– Eloise, cosa è successo? Gli strumenti indicano che il burst proviene dalla regione di Abell 1689, uno degli ammassi di galassie più massicci che conosciamo! Qualcosa si è disintegrato a circa 13 miliardi di anni luce da noi! –

– Antimateria, mio caro Daniel. –

– No, aspetta, qui i conti non tornano. – Il suo viso impassibile denotava che tra la sua mente ed il suo corpo dovevano esserci miliardi di parsec.

– Ecco l’evidente prova della supersimmetria. Esiste un universo di antimateria, chiamiamolo antiuniverso, che come il nostro è in continua espansione. Quasar, galassie e nebulose dell’antiuniverso sono composte da antiatomi e quando sfortunatamente si trovano nella medesima collocazione spazio temporale – a dire il vero per la dimensione temporale ho qualche perplessità – si annichilano producendo energia. L’antiuniverso si sta avvicinando lambendo i primi avamposti stellari, i più antichi. Tra non molto risucchierà anche noi… –

– Tra… non molto? –

– Esatto! Al più tardi….diciamo…tra qualche miliardo di anni. –

– Ah, ok. Tra non molto, proprio in senso letterale, vero? –

Eloise portò l’indice verso l’alto, stette per dire qualcosa ma non lo fece, girò su se stessa per poi dirigersi in un’ala del laboratorio facendo cenno di seguirla. Scendemmo al terzo piano interrato dove trovavano posto gli attrezzi del mestiere. Un sincrotrone portatile, il generatore di plasma a gravitoni (in fase di ultimazione, così almeno diceva), una sedia per il rilevamento di neutrini cerebrali a massa immaginaria (firmware difettoso) e il famoso – e funzionante – riproduttore molecolare di magnesia aromatica (una divagazione ma, soffrendo di ulcera, per i rari momenti di pausa di Eloise si rivelava molto efficace).

In fondo, nell’angolo in penombra e vicino ad un distributore di lattine convertito a jukebox, era dagiata un’imponente struttura nascosta da un telo grigio.

-Giurerei che fino a ieri non c’era questa… cosa. Eloise, ma da dove… – non riuscii a finire la frase che Eloise fece un cenno con il capo, si spostò verso il lato sinistro dell’imponente marchingegno, afferrò con due mani un lembo di stoffa e disse, con tono altisonante: – a ragione di questa impellente esigenza, ovvero la salvezza del nostro Universo conosciuto e non, che ho inventato e costruito una trappola dislocatrice di antimateria!-.

Liberò la creatura del lenzuolo impolverato e intriso di una non precisata sostanza gelatinosa e apparvero quelle, che in tutto e per tutto, sembravano due normalissime cabine telefoniche degli anni ottanta. A guardar meglio dietro le due cabine spuntavano cavi corrugati che, risalendo la parete, giungevano a qualche metro di distanza dietro grosse bobine toroidali e magneti superconduttori di quelli abitualmente usati per le TAC, ma molto più grossi e minacciosi. Più a lato due rack neri lucidi alti due metri con la scritta: IBM Remote Deep Blue. Uno dei due aveva un monitor acceso ed una tastiera.

– Vedo che ti interessano i particolari … -, Eloise si avvicinò ai due monoliti neri.

– Dimmi che non te ne sei dimenticato -, disse indicando la scritta.

– Veramente no, tuttavia… forse si tratta del … – non mi fece finire di parlare che, con tono irruento e in certa misura liberatorio, disse: – il nome Kasparov non ti suggerisce nulla? –

– Sì, certo gli scacchi e il computer dell’IBM che riuscì a battere il campione mondiale di scacchi russo. –

-Quelle che vedi sono le dimensioni reali del Deep Blue del 1997, ma in realtà questa è solo l’unità remota, il resto è a Pasadena in una server farm. Quello che mi interessava era sviluppare la capacità computazionale a parallelismo massivo dell’originale per asservirlo al mio scopo. –

-Che sarebbe? – chiesi cominciando a preoccuparmi.

-Dislocare l’antimateria, catturarla in quantità sufficiente e poi spostarla, posizionandola nella cabina di destra.-

– Ah, certo, tutto chiaro! E questo avverrebbe… in che modo? –

Eloise aggiustò le penne nel taschino, poi continuò. – Secondo una brillante teoria i buchi neri supermassicci sono collegati ai quasar per mezzo di tunnel spazio temporali e quindi enormi masse vengono inghiottite dai primi ed espulse dai secondi, anche se i due oggetti sono molto distanti tra loro. Mi segui? –

– Vuoi dire che se vengo inghiottito da un buco nero potrei spuntare da un quasar dall’altra parte dell’universo? Intendi una roba del genere? –

– Esatto. Non vivo e ridotto ad un trenino interminabile di neutroni supercompressi, ma comunque il concetto è quello. Ora, in virtù di tale speculazione, sono convinta che anche la materia e l’antimateria siano, a livello quantico, collegate fra loro. –

– Capisco. – In realtà non capivo affatto. Non ricordavo qual era il numero dell’Istituto di Sanità Mentale a qualche isolato da lì, forse una ricerca con Google mi avrebbe aiutato. Indietreggiai di un passo, ma ormai Eloise mi aveva in pugno.

– Bimbo, dove credi di andare? Mi servi qui, ora, Da sola non posso farla funzionare, lo script in C++ ha qualche problema e non ho voglia di rimetterci le mani. Dovrai farlo tu per me. –

Non potevo andarmene. C’era stato un periodo della mia vita in cui avrei dato un braccio per lavorare accanto alla Prof.ssa Corwin, uno degli astrofisici più brillanti che ho avuto modo di incontrare. E quando, un paio di mesi dopo la discussione della mia tesi di dottorato, riuscì ad incontrarla e a vincere una borsa di studio biennale per partecipare al suo progetto, pensai che non poteva essere vero. Durante il primo frenetico anno avevo già capito che Eloise ci teneva nascosto qualcosa. All’inizio pensavo avesse problemi personali; non era raro vederla sparire al piano -3 e poi ricomparire dopo mezza giornata con lo sguardo perso nel vuoto, quasi fosse stata in un’altra dimensione. Solo ora realizzo cosa stava inseguendo.

-Allora, io adesso entro nella cabina di sinistra, come vedi ho tolto il telefono e quindi c’è più spazio, tu vai alla consolle, la vedi l’icona con la pietra? –

– Eloise, aspetta, ma sei sicura che questo marchingegno funzioni davvero? E i test? I protocolli? Una pietra?-

-Sì, una pietra, su, su. –

-Come si dice in tedesco “una pietra”? –

– Ein… stein. Einstein. Mooolto divertente. Ascoltami, il gioco è finito, forse è il caso che tu esca da lì. –

-Va bene, mi hai convinto, adesso esco. Metti il sistema in sicurezza. –

-Ok, come?-

– Devi cliccare sull’icona, te l’ho già detto.-

-Ok, fatto. Adesso puoi uscire. –

-Che pollo spaziale! Uscirò appena l’esperimento verrà terminato. Uno, due e…- Ci fu un ronzio crescente, sempre più forte e poi un globo di luce intensa dalla cabina di destra. Con la coda dell’occhio vidi comparire un messaggio sul video: impossibile trovare un file di periferica necessario… riavviare sistema. Eloise scomparve. E riapparve.

…il Large Area Telescope di Fermi ha registrato un raggio gamma con un’energia di almeno 94 miliardi di elettronvolt (GeV), circa 35 miliardi di volte l’energia della luce visibile, e circa tre volte più grande del record precedente misurato dal LAT. L’emissione di GeV dallo scoppio è durata per ore, ed è rimasta rilevabile dal LAT per la maggior parte della giornata stabilendo, in questo modo, un nuovo record per la più lunga delle emissioni di raggi gamma da un GRB. Sulla Terra la pioggia di raggi cosmici  è stata rilevata in lunghezze d’onda diverse: ottica, a infrarossi e radio, il che sarà molto utile per capirne meglio la natura.

Racconto pubblicato il giorno 27/04/2013 su cyberscienza.it.

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