Passeggiando su Marte

Grazie alla camera HiRISE è possibile fare un vero e proprio viaggio nella geologia marziana, come se ci stessimo camminando.

Nelle foto pubblicate sul sito di HiRISE vedete dei sedimenti nel Bacino Ladone su Marte. HiRISE ci regala questa immagine dei depositi stratificati nella zona di contatto tra il canale Ladone Valles e il Bacino Ladone (sono visibili in colore chiaro). Sul piano geologico è una sfida capire cosa ospitassero: potrebbero essere sedimenti fluviali trasportati lungo la Ladone Valles nelle epoche in cui lo scorrere dell’acqua scavò il canale, ma potrebbero anche essere resti di un antico lago. Questa seconda ipotesi non è poi così campata per aria: alcune rocce, soprattutto quelle chiare, hanno le caratteristiche firme spettrali coerenti con le argille, il che significa che l’acqua era presente, almeno in un remoto passato.

Il cratere Eberswalde contiene delle rocce stratificate di circa 100 metri di spessore esposti in un delta molto ben conservato. Questo deposito sedimentario contiene decine di stratificazioni inclinate e poco profonde, un’ alternanza di strati chiari e scuri di spessore variabile (tra 1 e 10 metri circa).

I modelli geofisici elaborati da HiRISE hanno rivelato la presenza di depositi accumulati sul fondo di un lago dotato di una rete di emissari molto ben conservati, che include anche lobi, canali invertiti e meandri interrotti. Un altro esempio di ventaglio con la sua rete di emissari si trova nel cratere Jezero, una versione più degradata dello scenario qui presente. (Crediti: NASA/JPL University of Arizona). Bellissime sono le dune vicine al Polo Nord in primavera:

In inverno parte dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera di Marte condensa sulla superficie formando la coltre di ghiaccio stagionale vicino ai poli. In primavera il ghiaccio sublima (passando direttamente dallo stato solido allo stato gassoso). È dunque possibile osservare molti fenomeni associati alla sublimazione del ghiaccio di anidride carbonica (ghiaccio secco).

In questa immagine delle dune Barchan, composte da sabbia basaltica scura sono ancora quasi del tutto ricoperte di ghiaccio. Nei punti in cui si aprono delle crepe nel ghiaccio, della sabbia scura viene portata in superficie; in prossimità di questi dislivelli si formano alcune crepe sulle creste delle dune, e la sabbia liberata scivola giù lungo il pendio più ripido della dune. Le fessure nel ghiaccio si creano a seguito della formazione di sacche di gas sotto la superficie ghiacciata: quando calore e pressione aumentano, il ghiaccio si spezza. A seguire vedete un dettaglio di un cratere, sempre al Polo Nord, ma ricoperto di ghiaccio.

I depositi stratificati e la calotta di ghiaccio del polo nord sono formazioni geologiche molto recenti. Per cercare di risalire all’età di una regione, o la velocità con cui la superficie viene rimodellata, gli astrogeologi registrano il numero di crateri di diverse dimensioni. Una superficie antica ha infatti più tempo per accumulare più crateri mentre una superficie giovane – o una con una intensa attività geologica che ne rimodella continuamente l’aspetto – di solito non ha una nutrita dotazione di crateri.

Questi depositi polari non hanno molti crateri, quindi è possibile che la calotta di ghiaccio (di colore bianco brillante nell’immagine) ha circa 10.000 anni, mentre la superficie dei depositi stratificati (di colore arancio-marrone nell’immagine) ha solo pochi milioni di anni. Questa età potrebbe sembrare enorme ma paragonata alle altre superfici di Marte è molto giovane. HiRISE ha permesso uno studio più dettagliato dei crateri polari visibile al centro dell’immagine. Ha una forma non perfettamente circolare, il che è abbastanza inusuale per un cratere da impatto. Forse la sua morfologia è determinata da un flusso di ghiaccio sotterraneo “protetto” da strati di polveri e da altro materiale. Concludo con le dune di Abalos Undae su Marte.

Il campo di dune di Abalos Undae è situato verso ovest, dopo la zona (Abalos Colles) dei depositi stratificati ricchi di ghiaccio del polo nord di Marte. È separata dalla cupola principale di Planum Boreum da due grandi depressioni. Queste dune sono particolari in quanto la sabbia che le compone potrebbe derivare dall’erosione di Rupes Tenuis (la zona stratigrafica più bassa di Planum Boreum, sotto gli strati più ghiacciati): forse le depressioni si sono formate anche a causa dello scioglimento del ghiaccio del polo.

L’immagine a colori modificati mette in evidenza le differenze geofisiche. Le dune sembrano bluastre a causa della loro composizione basaltica, mentre le aree bianco-rosse sono probabilmente ricoperte di polvere. Ad un esame più accurato, sulla superficie delle dune sono visibili piccole ondulazioni e solchi; tali formazioni sono formate dall’azione del vento, come le dune stesse.

Dal momento che il processo di formazione delle dune le spinge a muoversi nella direzione dei venti dominanti, è possibile che le dune non stiano più migrando, e che le ondulazioni più piccole siano la sola parte delle dune rimasta in attività al giorno d’oggi. (Crediti: NASA/JPL).

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