Bufale e materia oscura

Come proteggersi dalle bufale pseudoscientifiche quando si tratta di argomenti “delicati” come la materia oscura?A proposito di materia oscura, il 3 gennaio Clara Moskowitz fa un po’ il punto della situazione su Nature. Tutte riflessioni corrette e condivisibili. Tuttavia credo che, soprattutto con argomenti così scivolosi, sia necessaria la massima obiettività ed aderenza ai dati sperimentali. Insomma, un appello al “tribunale degli esperimenti” di fronte al quale ogni ipotesi teoretica va costantemente discussa e, insieme, ai principi popperiani che regolano la ricerca e il progresso scientifico. Bene, cosa sappiamo della materia oscura? Un buon candidato sono le WIMPs (Weakly Interacting Massive Particles, particelle massive debolmente interagenti), che interagiscono pochissimo con la materia, ancor meno dei neutrini. Da quando gli astronomi si sono resi conto che la maggior parte della materia nell’Universo è invisibile, non hanno mai smesso di cercarla. Riflettendo su un semplice gesto quotidiano, anche noi possiamo renderci conto della portata teorica della questione: Alziamo le braccia al cielo e abbassiamole. Cosa è successo? Con questo semplice gesto abbiamo “interagito” con miliardi di particelle di materia oscura. La natura della materia oscura è ancora, per molti aspetti, un mistero: si tratta di una sostanza invisibile e misteriosa che può essere individuata solo indirettamente, grazie alla forza gravitazionale che essa esercita.  In ottobre il più imponente esperimento sulla materia oscura ha dato dei risultati a prima vista deludenti. “Non abbiamo visto nulla”. Questo potrebbe essere il riassunto di tre mesi di attività del più grande progetto di ricerca sulla materia oscura. Si tratta del Large Underground Xenon (LUX) i cui “dati”, a ben vedere, non sono poi così deludenti: il risultato nullo potrebbe servire per stabilire nuovi limiti al tipo osservabile di materia oscura. Come è possibile che esista una classificazione tipologica di qualcosa che, per definizione, non si vede? Come è possibile che un risultato nullo sia utile, e che si possa fare scienza di qualcosa che nemmeno si riesce a definire con rigore? Ed è a questo punto delle ricerche che è necessario fermarsi un attimo. In particolare, gli scienziati speravano di osservare evidenze della cosiddetta supersimmetria, la teoria che predice l’esistenza di un partner identico, ma più pesante, per ogni particella subatomica nota. La supersimmetria permetterebbe di risolvere elegantemente molti problemi del Modello Standard, ma a oggi manca ancora una verifica puntuale delle sue predizioni: ed è questo quello che ci si aspetta da LHC. Come possiamo capire se siamo sulla strada giusta? E che non stiamo seguendo il canto di una sirena che ci allontana dal “tribunale degli esperimenti”? Dobbiamo attendere il 2015 per capire se le nostre speranze sono ben riposte, anno cui, presumibilmente, l’acceleratore sarà nuovamente in funzione e dovrebbe riuscire a raggiungere l’energia di 13 TeV, quasi il doppio di quella a cui si è arrivati in questi anni. E allora si arriverà finalmente a osservare particelle, forze e fenomeni ancora sconosciuti. Forse.Paper di riferimento: Clara Moskowitz, Dark-matter search considers exotic possibilities, in Nature News  (03 January 2014), doi: 10.1038/nature.2014.14459 (con citata bibliografia). (Photocredit: Matt Kapust/Sanford Underground Research Facility).

Come proteggersi dalle bufale pseudoscientifiche quando si tratta di argomenti “delicati” come la materia oscura?

A proposito di materia oscura, il 3 gennaio Clara Moskowitz fa un po’ il punto della situazione su Nature. Tutte riflessioni corrette e condivisibili. Tuttavia credo che, soprattutto con argomenti così scivolosi, sia necessaria la massima obiettività ed aderenza ai dati sperimentali. Insomma, un appello al “tribunale degli esperimenti” di fronte al quale ogni ipotesi teoretica va costantemente discussa e, insieme, ai principi popperiani che regolano la ricerca e il progresso scientifico.

Bene, cosa sappiamo della materia oscura? Un buon candidato sono le WIMPs(Weakly Interacting Massive Particles, particelle massive debolmente interagenti), che interagiscono pochissimo con la materia, ancor meno dei neutrini. Da quando gli astronomi si sono resi conto che la maggior parte della materia nell’Universo è invisibile, non hanno mai smesso di cercarla. Riflettendo su un semplice gesto quotidiano, anche noi possiamo renderci conto della portata teorica della questione: Alziamo le braccia al cielo e abbassiamole. Cosa è successo? Con questo semplice gesto abbiamo “interagito” con miliardi di particelle di materia oscura. La natura della materia oscura è ancora, per molti aspetti, un mistero: si tratta di una sostanza invisibile e misteriosa che può essere individuata solo indirettamente, grazie alla forza gravitazionale che essa esercita.

In ottobre il più imponente esperimento sulla materia oscura ha dato dei risultati a prima vista deludenti. “Non abbiamo visto nulla”. Questo potrebbe essere il riassunto di tre mesi di attività del più grande progetto di ricerca sulla materia oscura. Si tratta del Large Underground Xenon (LUX) i cui “dati”, a ben vedere, non sono poi così deludenti: il risultato nullo potrebbe servire per stabilire nuovi limiti al tipo osservabile di materia oscura. Come è possibile che esista una classificazione tipologica di qualcosa che, per definizione, non si vede? Come è possibile che un risultato nullo sia utile, e che si possa fare scienza di qualcosa che nemmeno si riesce a definire con rigore? Ed è a questo punto delle ricerche che è necessario fermarsi un attimo. In particolare, gli scienziati speravano di osservare evidenze della cosiddetta supersimmetria, la teoria che predice l’esistenza di un partner identico, ma più pesante, per ogni particella subatomica nota. La supersimmetria permetterebbe di risolvere elegantemente molti problemi del Modello Standard, ma a oggi manca ancora una verifica puntuale delle sue predizioni: ed è questo quello che ci si aspetta da LHC.

Come possiamo capire se siamo sulla strada giusta? E che non stiamo seguendo il canto di una sirena che ci allontana dal “tribunale degli esperimenti”? Dobbiamo attendere il 2015 per capire se le nostre speranze sono ben riposte, anno cui, presumibilmente, l’acceleratore sarà nuovamente in funzione e dovrebbe riuscire a raggiungere l’energia di 13 TeV, quasi il doppio di quella a cui si è arrivati in questi anni. E allora si arriverà finalmente a osservare particelle, forze e fenomeni ancora sconosciuti. Forse.

Paper di riferimento: Clara Moskowitz, Dark-matter search considers exotic possibilities, in Nature News  (03 January 2014), doi: 10.1038/nature.2014.14459 (con citata bibliografia).

(Photocredit: Matt Kapust/Sanford Underground Research Facility).

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