Dal verme con la proboscide all’opabinia regalis

Si chiama Ottoia prolifica ed è un animale vissuto nel Cambriano medio (circa 505 milioni di anni fa) e appartenente al phylum dei priapulidi (Priapulida). I paleontologi ne conoscono ben 1500 esemplari. Ma il sito di sito di Burgess Shale è davvero il luogo delle meraviglie: non solo vermi con la proboscide ma anche una nutrita schiera di lobopodi ora estinti, come l’Aysheaia peduncolata che vedete sotto:

La storia di Burgess Shale comincia più di 500 milioni di anni fa, un vero e proprio big bang evoluzionistico: l’esplosione del Cambriano.  Questo sito ha delle caratteristiche senza precedenti per l’età avanzata, l’infinita diversità e l’incredibile dettaglio della conservazione fossile che ospita.

Rappresenta un’incredibile opportunità di studio per gli scienziati visto che, a causa di serie di fattori geologici, vari tipi di animali dal corpo molle (per lo più artropodi) hanno potuto conservarsi non solo nelle parti dure, come ossa, conchiglie, denti, ma eccezionalmente anche nelle parti molli – sistema digestivo, branchie, muscoli, etc.. I fossili di Burgess sono una testimonianza straordinaria per l’età e per i dettagli che ci forniscono sull’evoluzione. Appartengono al Cambriano (circa 505 milioni di anni fa), periodo di un’incredibile esplosione di biodiversità oceanica e, sul piano evolutivo, tutti i principali tipi di animali (in gergo, i phyla) oggi conosciuti sono rappresentati nella Burgess Shale; senza considerare che esiste una porzione di phyla che, ad oggi, non possono essere inseriti nel nostro sistema tassonomico.

La documentazione fossile conferma che le prime forme di vista multicellulari risalgono a 600 milioni di anni fa. A 545 milioni di anni fa è databile l’incredibile diversificazione evolutiva che testimonia la presenza di tutte le parti e strutture multi livellari che i viventi di oggi possiedono. Non solo. Molti degli esemplari sono primi antenati di successive forme più complesse, dalle alghe ai Cordati, un importante gruppo di animali che comprende primati non umani. Altri, invece, sembrano estranei a qualsiasi forma di vita attuale e la loro scomparsa in seguito presenta un intrigante mistero.

Veniamo all’Aysheaia pedunculata. I primi esemplari di furono classificati da Charles Doolittle Walcott nel gruppo degli anellidi (1910 circa). La scelta fu dettata principalmente da un’evidenza empirica: il loro corpo era simile a quello dei lombrichi. Ciò nonostante molti dissentirono da questa interpretazione per fare dell’aysheaia un primitivo esemplare degli onicofori (Onychophora), un piccolo gruppo di invertebrati attualmente rappresentato da forme terrestri soltanto (ad es. Peripatus).  Nel 1978 la situazione mutò: Harry Whittington osservò che, a differenza degli onicofori odierni, l’aysheaia era sprovvisto di mandibole e il suo corpo terminava con l’ultimo paio di arti (in Peripatus e parenti il corpo prosegue oltre); di conseguenza l’aysheaia non poteva essere un onicoforo e, come altri organismi problematici di Burgess, ricadeva sotto la denominazione incertae sedis. Nel 1985 Richard Robison, pur riscontrando varie differenze tra Peripatus e Aysheaia, ritenne opportuno classificare quest’ultimo tra gli onicofori. Negli anni Novanta alcune scoperte in Cina hanno portato all’introduzione di un nuovo raggruppamento animale, i lobopodi (Lobopodia), di cui facevano parte oltre all’aysheaia anche animali come Onychodictyon. Questi lobopodi sono ritenuti ancestrali sia agli onicofori che agli artropodi.

Concludo questo breve assaggio con l’Opabinia regalis, un altro animale vissuto nel Cambriano medio, 505 milioni di anni fa.

I suoi resti sono stati rinvenuti nel giacimento marino noto come argillite di Burgess (Canada). Dobbiamo la sua prima descrizione a Charles Doolittle Walcott che presentò, nel 1912, una pubblicazione in cui lo descriveva come un artropode primitivo; Walcott ritenne che il lungo corpo segmentato fosse un retaggio della sua discendenza da un antenato anellide.

Nel 1974 fu Harry Whittington ad affrontare il problema dell’opabinia: non poteva essere inclusa in nessun phylum noto, poiché le sue caratteristiche uniche lo isolavano da qualunque altro animale conosciuto. La testa aveva un lungo organo tubolare ed era dotata di ben cinque occhi. L’ultima ipotesi è questa: l’opabinia sembrerebbe aver trovato una classificazione: farebbe parte dei Dinocarida, un gruppo di animali che sfugge alla cladistica ma che forse sono imparentati con gli artropodi (imparentato forse con l’Anomalocaris). (Photocredit: BurgesShale).

Paper sulla classificazione dell’ Aysheaia peduncolata:

– Robinson, R. A., 1985, Affinities of Aysheaia (Onychophora) with a description of a new Cambrian species: Journal of Paleontology, v. 59, p. 226-235.

– Whittington, H. B., 1978, The lobopod animal Aysheaia pendunculata Walcott, Middle Cambrian, Burgess Shale, British Columbia: Philosophical Transactions of the Royal Society, London B, v. 284, p. 165-197.

Per saperne di più: The Burgess Shale Geoscience Foundation.

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