Hubble guarda dentro la Nebulosa Tarantola

(Photocredit: NASA, ESA, and E. Sabbi/STScI).

Con questa nuova immagine, il Telescopio Spaziale Hubble rivela un tesoro scintillante di oltre 800.000 stelle e protostelle nelle zone più interne della Nebulosa Tarantola. E ci si aspetta molto di più dal progetto di ricerca Hubble Tarantula Treasury Program.

Una volta completato, infatti, il programma produrrà un ampio catalogo di informazioni che consentiranno di studiare con un dettaglio senza precedenti la struttura e le proprietà delle stelle, come i loro processi di formazione. Questo punto di vista ottenuto con il vicino infrarosso rivela stelle di recente formazione si situano all’interno di nuvole di polvere, risultando completamente invisibili se si usano strumenti tarati su altre lunghezze d’onda.

I primi risultati di questo progetto di ricerca saranno pubblicati sull’Astronomical Journal e sono stati presentati per la prima volta in occasione della XXIII riunione dell’American Astronomical Society a National Harbor, nel Maryland. Conosciuta anche come 30 Doradus, la Nebulosa Tarantola si trova risiede 170.000 anni luce di distanza nella Grande Nube di Magellano, una piccola galassia satellite della nostra Via Lattea. Poiché ospita il superammasso a noi più vicino e, per questo, più osservabile, la nebulosa è considerata a ragione un laboratorio privilegiato per osservare fenomeni a cui altrimenti non avremmo accesso. Ma certo nessuno si aspettava un’istantanea così spettacolare: Hubble mostra  numerose protostelle (le vedete in rosso) e, insieme, i processi di invecchiamento di stelle ancora più grandi (nell’immagine sono i punti luminosi nella tonalità dell’arancione).

Il mosaico che vedete nella immagine di apertura, assemblato grazie a ben 438 istantanee ottenute separatamente, copre una distanza di ben 600 anni luce e permetterà di studiare anche il modo in cui le stelle, nel corso della loro vita, migrano da una regione all’altra della nebulosa.

Confronto tra l’immagine in luce ottica (a sinistra) e quella nel vicino-infrarosso (a destra). (Photocredit: NASA/ESA/STScl).

Per ora sappiamo che la formazione stellare è iniziata in tempi remoti, che la nebulosa contiene fitte nubi di gas in prossimità delle zone in cui si registra il più alto tasso di formazione stellare. E che esistono autentiche “tasche” di formazione stellare autonoma che, probabilmente, si fonderanno in cluster di dimensioni più ampie.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito del NASA Goddard Space Flight Center.

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