Una colonia su Marte

Landing Area Narrowed for 2016 InSight Mission to Mars

(Crediti:NASA/JPL-Caltec).

4 settembre 2013 – 4 settembre 2016. Due date importanti per il futuro dell’esplorazione di Marte. Il Jet Propulsion Laboratory della Nasa ha annunciato lo scorso 4 settembre quali potrebbero essere i possibili siti di atterraggio per le prossime missioni sulla superficie di Marte. Tutti i luoghi sono localizzabili all’interno di una zona relativamente pianeggiante di Marte, chiamata Elysium Planitia, vicino all’equatore marziano.

InSight (Interior Exploration Using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) è il lander che approderà sulla superficie del pianeta rosso, il cui lancio potrebbe già avvenire a marzo 2016 e durare circa sei mesi. “Elysium è una delle quattro aree su Marte che soddisfano i due vincoli ingegneristici di base di InSight”, ha detto il geologo Matt Golombek, del JPL della Nasa di Pasadena. Uno dei requisiti richiesti per la missione è di essere abbastanza vicino all’equatore per alimentare il pannello solare del lander, in modo da incamerare una energia adeguata in ogni momento dell’anno. Inoltre, il sito deve essere sufficientemente basso tanto da avere un’atmosfera abbastanza elevata per effettuare un atterraggio sicuro. La navicella, infatti, utilizzerà l’atmosfera per la decelerazione durante la discesa.

Quella di InSight è una missione sismologica. Ed Elysium soddisfa ogni requisito. “InSight ha bisogno anche di un terreno permeabile, in modo che possa implementare la sonda di calore ed avanzare di metro in metro sulla superficie e monitorare il calore proveniente dall’interno del pianeta”, continua Golombek. “Questo strumento può penetrare attraverso il materiale di superficie del suolo, ma potrebbe essere distrutto dalle grandi rocce“. InSight sarà dotato anche di un sismografo di superficie per le misurazioni scientifiche. InSight atterrerà su Marte sei mesi dopo la partenza ed inizierà una missione con l’obiettivo di studiare la struttura e la geologia di Marte, nonché i processi che lo hanno formato e modellato. Questo aiuterà gli scienziati a capire meglio l’evoluzione dei pianeti rocciosi del nostro sistema solare interno, tra cui anche la Terra. Il Mars Reconnaissance Orbiter utilizzerà le sue telecamere per esaminare i siti candidati in modo che, alla fine, solo uno verrà scelto in tempo per il mese di marzo 2016, durante il quale è stato schedulato il lancio.

Le novità non finiscono qui. L’International Academy of Astronautics ha lanciato il programma White Cosmics, con l’obiettivo dichiarato di portare l’uomo su Marte. Il coordinatore è un italiano, il Prof. Giancarlo Genta del Politecnico di Torino. Tra due anni sarà prodotto uno studio definitivo, ma è già disponibile un documento preliminare presentato al vertice dei presidenti delle agenzie spaziali in corso a Washington in questi giorni. Nel rapporto si può leggere: “la International Academy of Astronautics ha messo in piedi un gruppo di studio per produrre una ricerca riguardo a una missione umana su Marte. Spiegheremo le motivazioni di una missione del genere, poi esploreremo gli aspetti umani e tecnologici e la ricerca ancora necessaria per costruire la tecnologia richiesta”.

Several types of downhill flow features have been observed on Mars.

une su Marte osservate da Hirise, la camera installata sul Mars Reconnaissance Orbiter. (Crediti: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona).

Come portare l’uomo su Marte? Gli scienziati hanno elaborato una vera e propria lista per delineare gli apporcci possibili. Eccoli elencati a seconda della crescente complessità: missione fly-by (il passaggio ravvicinato vicino alla superficie); missione verso uno dei satelliti di Marte, da cui gli astronauti potrebbero telecomandare veicoli sulla superficie del pianeta; missione di breve durata (“flag-and-footprint”, come si dice in gergo, cioè “pianto una bandiera, lascio un’impronta e riparto”). E tre tipi di missioni di lunga durata, con operabilità scientifiche ed esplorative diverse (qui lo scopo finale è, ovviamente, la colonizzazione).

Ma a spingere in queste direzioni non ci sono solo motivi di interesse scientifico. Esiste anche un interessante risvolto politico, concernente la cooperazione internazionale dei vari paesi coinvolti; il problema era peraltro già emerso nel “caso-Luna”, di cui ho parlato qui: serve un trattato internazionale per gestire l’eredità lunare. Come dire: è innegabile che il futuro economico e industriale della Terra sia strettamente legato alle risorse extraterrestri: sarà indispensabile cercare gli elementi utili sugli asteroidi, su Marte come sulla Luna. In un’intervista su Repubblica, Genta ha spiegato che “per andare sul pianeta rosso ci vogliono ancora almeno 20 o 25 anni con una missione finanziata dalle agenzie spaziali”, sebbene “parlare di date sia molto pericoloso in questo campo. Di date ne sono già state fatte tante e alla fine si rischia di perdere credibilità”. Una cosa è certa: per arrivare su Marte sarà comunque prima necessario rifinire il know-how attuale, completando esplorazioni sulla Luna e sugli asteroidi, “tappe già definite dalle agenzie spaziali e che non si possono saltare: l’esperienza sul satellite naturale terrestre e la permanenza più lunga nelle missioni spaziali sono indispensabili per capire come si reagirà su Marte”.

Il pianeta rosso è un buon candidato a ospitare gli esseri umani, dice Genta, perché “la sua superficie è uguale al totale di tutte le terre emerse sul nostro pianeta, quindi raddoppia lo spazio disponibile per l’umanità”. Certo, sulla Terra c’è aria. E acqua. E vita. “Terraformare Marte, cioè renderlo simile alla Terra”, secondo Genta, “è possibile, ma le tecnologie necessarie sono ancora lontane dall’essere sviluppate. Ci vorranno tempi lunghissimi. Invece, vivere su Marte, anche se in condizioni disagiate, si può. Oggi il grosso problema, più che la permanenza, è il viaggio”. L’idea migliore sembra quella di usare veicoli a propulsione nucleare, che impiegherebbero circa quattro-cinque mesi per la sola andata. La tecnologia è stata già provata sulla Terra, negli anni Settanta, ma deve essere ancora raffinata (senza contare, poi, i costi: il costo totale si aggirerebbe intorno ai 500 miliardi). Sul sito dell’International Academy of Astronautics trovate ulteriori informazioni (qui ho riassunto le novità principali).

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