Abell 1795: un buco nero inattivo in una galassia nana

Immagine composita del buco nero al centro della galassia nana. (Credit: X-ray: NASA/CXC/Univ. of Alabama/W.P.Maksym et al & NASA/CXC/GSFC/UMD/D.Donato, et al; Optical: CFHT)

Questa è la prima immagine del catalogo 2014 rilasciata dall’Osservatorio a Raggi X Chandra. Negli ultimi anni Chandra e altri satelliti astronomici hanno individuato diversi casi di buchi neri supermassicci che lacerano le stelle vicine. La galassia nana che vedete è situata nel cluster di galassie Abell 1795, a circa 800 milioni di anni luce dalla Terra. L’immagine composita del cluster mostra i dati di Chandra (lo spettro a raggi X è di colore blu) e del Canada-France-Hawaii Telescope (nella lunghezza d’onda dell’ottico colorata in rosso, verde e blu). Il mosaico raccoglie i dati di Chandra ed include le immagini scattate tra il 1999 e il 2005 (quelle scattate dopo sono sulla destra). 

Il bagliore dei raggi X nel riquadro fornisce la prova della distruzione stellare in atto. Una stella che vaga troppo vicino ad un buco nero supermassiccio dovrebbe essere fatta a pezzi dalle forze di marea estreme. Non appena i detriti stellari cadono verso il buco nero, dovrebbero prodursi fasci di raggi X molto intensi che poi svaniscono sotto forma di spirali di gas rovente che si attorcigliano verso l’interno. Sotto vedete un confronto tra le immagini a raggi X e quelle scattate con il filtro ottico:

Abell 1795

Filtro a raggi X. (Credit: NASA/CXC/Univ. of Alabama/W.P.Maksym et al & NASA/CXC/GSFC/UMD/D.Donato, et alii.).

Abell 1795

Abell 1795 nella lunghezza d’onda dell’ottico (Credit: CFHT).

Il buco nero in questa galassia nana è, probabilmente di massa intermedia: si stima, infatti, che possa essere solo poche centinaia di migliaia di volte più massiccio del Sole, questo significa che è ben dieci volte più piccolo del buco nero supermassiccio che sta al centro della Via Lattea. Gli astronomi ritengono che i buchi neri di massa intermedia possano essere i “semi” di strutture più grandi che alla fine formano i buchi neri supermassicci che dimorano al centro delle galassie. Trovare altri esempi nei dintorni dovrebbe aiutarci a capire in che modo queste galassie primordiali crescono e si evolvono nel tempo.

Due studi indipendenti hanno riportato le osservazioni di questo evento. L’articolo che ha come primo autore Peter Maksym è disponibile online, ed è stato pubblicato nel primo numero di novembre 2013 della rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Il paper formato da Davide Donato e colleghi è anche esso disponibile online, ed è stato accettato per la pubblicazione dalla prestigiosa rivista The Astrophysical Journal. (Fonte: chandra.harvard.edu/photo/2014/a1795/).

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