Un magnetar svela il campo magnetico di Sagittarius A*

Sgr A* (al centro) e i due echi di luce dovuti ad una recente esplosione (cerchiati) (Credit: NASA/CXC/Caltech/M.Muno et alii.).

Una strana stella pulsante ha svelato l’esistenza e i segreti del campo magnetico che circonda il buco nero supermassiccio situato al centro della Via Lattea. La scoperta è stata pubblicata il 14 agosto sulla rivista Nature. I risultati di questo studio saranno utili in molti modi: per comprendere meglio natura e comportamento dei buchi neri supermassicci, per chiarire un po’ meglio le caratteristiche di quella classe di pulsar nota come magnetar e per capire se davvero Sagittarius A* – il buco nero al centro della Via lattea – è davvero grande 4 milioni di volte la massa del nostro Sole.

Gli astronomi sono alla ricerca di pulsar vicino a Sagittarius A* da almeno 20 anni. All’inizio di quest’anno, NUSTAR, il telescopio della NASA, ha aiutato a confermare l’esistenza di una pulsar apparentemente meno della metà di un anno luce di distanza dal buco nero; questo corpo celeste pulsa segnali radio ogni 3,76 secondi. Gli scienziati hanno analizzato la pulsar utilizzando l’Effelsberg Radio Observatory del Max Planck Institute di Bonn, in Germania. “Al nostro primo tentativo la pulsar non era chiaramente visibile ma alcune pulsar sono testarde e richiedono alcune osservazioni più approfondite”, ha spiegato uno degli autori dell’articolo, Ralph Eatough, un astrofisico del Max Planck Insittute. “La seconda volta che abbiamo guardato la pulsar era diventata molto attiva nella banda radio ed era molto luminosa. Non riuscivo a credere che avessimo finalmente scoperto una pulsar al centro della galassia”.

Ulteriori osservazioni sono state eseguite in parallelo e successivamente con altri radiotelescopi in tutto il mondo. Tutte hanno confermato l’esistenza di una pulsar battezzata PSR J1745-2900  che appartiene a una specie rara di pulsar nota come magnetar, che costituisce solo 1 su 500 pulsar note fino ad oggi. I magnetar possiedono campi magnetici estremamente potenti, circa 1.000 volte più forie del campo magnetico di stelle di neutroni ordinarie, ovvero 100 trilioni di volte il campo magnetico della Terra. Gli impulsi radio provenienti dal magnetar sono altamente polarizzati, cioè questi segnali oscillano lungo un piano nello spazio, dato che ha aiutato i ricercatori a rilevare il campo magnetico che circonda Sagittarius A*.

I buchi neri inghiottono tutto ciò che li circonda, soprattutto gas ionizzato caldo, in un processo di continuo accrescimento; i campi magnetici all’interno di questo flusso di accrescimento possono influenzare il gas ingurgitato inducendolo a “strutturarsi in modo autonomo”. “Il campo magnetico che si misura attorno al buco nero è in grado di regolare la quantità di materia del buco nero mangia e potrebbe anche causare i rigurgiti della materia nei cosiddetti getti. Queste misure sono pertanto di grande importanza nella comprensione di come un buco nero supermassiccio si nutre, un processo che può influenzare la formazione ed evoluzione delle galassie”, ha precisato Ralph Eatough.

Analizzando le onde radio dal magnetar, i ricercatori hanno scoperto un campo magnetico relativamente forte che pervade la zona circostante Sagittarius A*. Nella zona intorno alla pulsar, il campo magnetico è circa 100 volte più debole campo magnetico della Terra. Al contrario, il campo molto vicino al buco nero dovrebbe essere molto più forte – a poche centinaia di volte il campo magnetico della Terra. Se il campo magnetico generato dal gas raggiunge  l’orizzonte degli eventi del buco nero – il suo punto di non ritorno – ciò potrebbe aiutare a spiegare il bagliore lungo associato alle onde radio e ai raggi X provenienti da Sagittarius A*.

Gli astronomi prevedono che potrebbero esserci migliaia di pulsar attorno al centro della Via Lattea. Nonostante ciò, PSR J1745-2900 è la prima pulsar scoperta. Purtroppo questa magnetar non ci dice nulla sul buco nero, né ci aiuta a misurare il modo in cui deforma lo spazio-tempo – PSR J1745-2900 è troppo lontana da Sagittarius A* inoltre, essendo relativamente giovane, il suo spin è troppo variabile. I ricercatori suggeriscono che le pulsar che probabilmente sono situate più vicino al buco nero sono più vecchie, compiono giri con frequenze meno variabili e per questo potrebbero contribuire a verificare la teoria. Non resta che trovarle. (Fonte:www.space.com/22374-milky-way-black-hole-magnetic-field.html. Pubblicato originariamente su cyberscienza.it il 14/08/2013).

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