Hubble spiega la Corrente di Magellano

Hubble finds source of Magellanic Stream

Immagine della Corrente di Magellano nel quadrante inferiore della Via Lattea. (Credit: Credit for the radio/visible light image: David L. Nidever, et al., NRAO/AUI/NSF and Mellinger, LAB Survey, Parkes Observatory, Westerbork Observatory, and Arecibo Observatory. Credit for the radio image: LAB Survey).

Grazie ai dati di Hubble, questa estate gli astronomi hanno capito qual è l’origine della famosa Corrente di Magellano, una densa coltre di gas che circonda la Via Lattea. Nota fin dagli inizi degli anni settanta, è una specie di ponte di stelle e di idrogeno neutro che lega la Via Lattea alla Piccola e alla Grande Nube di Magellano. Ora, il problema è questo: da dove proviene il gas? Da una sola delle due Nubi oppure da entrambe?

Hubble ha permesso di capire che, per la maggior parte, il gas proviene dalla Piccola Nube a causa di un episodio avvenuto 2 miliardi di anni. Invece, solo una piccola regione di questa specie di ponte si è originata più recentemente, e proviene dalla Grande Nube. I risultati sono disponibili su arXiv.org e sono stati pubblicati in agosto nella rivista The Astrophysical Journal.

Utilizzando il Cosmic Origins Spectrograph (COS) di Hubble è stato possibile misurare la quantità di elementi pesanti – ossigeno e zolfo in primis – in sei punti lungo la Corrente di Magellano proprio grazie al loro modo di assorbire la luce ultravioletta rilasciata da quasar lontani. Le osservazioni effettuate grazie al Very Large Telescope dell’ESO hanno confermato le ipotesi del gruppo di ricerca coordinato da Andrew J. Fox dello Space Telescope Science Institute di Baltimora. Lungo la maggior parte della corrente è presente una bassa quantità di ossigeno e zolfo, soprattutto in corrispondenza della Piccola Nube di Magellano, in cui i livelli dei gas risalgono a circa 2 miliardi di anni fa, quando si pensa si sia formato il ponte gassoso. Ma, sorprendentemente, nella regione più vicina alle Nubi di Magellano hanno rilevato un livello molto più elevato di zolfo. “Stiamo trovando una quantità consistente di elementi pesanti nel flusso fino ad arrivare molto vicini alle Nubi di Magellano, e quindi i livelli degli elementi pesanti salgono. Questa regione interna è molto simile nella composizione alla Grande Nube di Magellano, suggerendo il fatto che provenga da quella galassia”, ha spiegato Andrew J. Fox.

La scoperta è abbastanza sorprendente in quanto è in disaccordo con i più importanti modelli a disposizione degli scienziati, in cui la Piccola Nube di Magellano ha una forza di attrazione gravitazionale più debole rispetto alla più massiccia cugina. “Mentre l’atmosfera terrestre assorbe la luce ultravioletta, è difficile misurare le quantità di questi elementi con precisione, in quanto è necessario guardare nella parte ultravioletta dello spettro di vederli”, afferma Philipp Richter dell’Università di Potsdam, in Germania, e autore principale il secondo dei due documenti. “Allora devi andare nello spazio. Solo Hubble è in grado di prendere le misure come queste”.

Tutte le galassie satelliti della Via Lattea hanno perso il loro gas mentre le Nubi di Magellano, essendo più massicce, sono state in grado di mantenerlo al loro interno; questo comporta il prolungamento del tempo in cui avviene la formazione stellare. Ma avvicinandosi alla Via Lattea ne subiscono l’influenza gravitazionale. Questa relazione, insieme con la relazione gravitazionale fra le due Nubi genera la corrente che, entrando nella Via Lattea, può alimentare la nascita di nuove stelle. Il fenomeno sarà approfondito dagli scienziati per capire meglio il processo di formazione stellare nelle galassie.

“Esplorare l’origine di un così grande flusso di gas così vicino alla Via Lattea è importante”, conclude Andrew J. Fox. “Ora sappiamo che i nostri vicini famosi, le Nubi di Magellano, creato questo nastro di gas, che può finalmente cadere sulla nostra galassia e scintilla nuova formazione delle stelle. Si tratta di un importante passo avanti nel capire come le galassie si ottengono gas e formano nuove stelle”. (Fonte:phys.org/news/2013-08-hubble-source-magellanic-stream.html. Pubblicato originariamente su cyberscienza.it il 12/08/2013).

Papers di riferimento:

(1) Andrew J. Fox et alii., “The COS/UVES absorption survey of the Magellanic Stream: I. One-tenth solar abundances along the body of the stream“, in arXiv.org.

(2) Philipp Richteret alii., “The COS/UVES absorption survey of the Magellanic Stream: II. Evidence for a complex enrichment history of the stream from the Fairall 9 sightline“, in arXiv.org.

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