Due stelle e un pianeta

Rappresentazione artistica del sistema di Kepler-34b. (Credit: David A. Aguilar, Harvard-Smithsonian Centre for Astrophysics).

No, non vi sto raccontando di Tatooine né dell’universo di Star Wars. Vi sto parlando dei pianeti circumbinari, ossia quei pianeti che orbitano intorno a due stelle, le cui origini, struttura e comportamento rappresentano una vera sfida. La prima cosa che non è chiara è come abbiano potuto formarsi sotto l’influenza gravitazionale di non uno ma ben due soli. Ora, uno studio della School of Physics di Bristol suggerisce che pianeti del genere si siano formati in realtà ben lontano da dove si trovino oggi, ovvero che siano nati altrove per poi migrare lontano dal luogo di origine. Il paper è stato pubblicato su Astrophysical Journal Letters

Zoe Leinhardt, il coordinatore del gruppo di ricerca, racconta che sono state effettuate varie simulazioni al computer che mimavano le collisioni tra un milioni di blocchi planetari, i mattoni da cui sono nati poi i pianeti, calcolando anche l’effetto della gravità. Le nostre simulazioni mostrano che il disco circumbinario è un ambiente ostile anche per oggetti di grandi dimensioni, gravitazionalmente forti. Prendendo in considerazione i dati sulle collisioni, così come il tasso di crescita fisica dei pianeti, abbiamo scoperto che Keplero 34(AB)b avrebbe faticato a crescere dove si trova adesso”, ha commentato Leinhardt.

Per questo l’ipotesi è che i pianeti con due soli si siano formati lontano (molto lontano) dal sistema binario di cui fanno parte, dove sarebbero migrati solo in un secondo momento. Una teoria, spiegano gli scienziati, valida per tutti i pianeti circumbinari, ad eccezione forse di Kepler-47 (AB)c, che si trova già molto lontano dal sistema binario attorno cui orbita rispetto ai propri simili. Stefan Lines, uno degli autori dello studio, ha precisato che “i pianeti di questo tipo hanno catturato l’immaginazione di molti scrittori di fantascienza e film-maker. Ora la ricerca dimostra quanto siano notevoli le caratteristiche di questi pianeti e come sia possibile comprendere meglio le caratteristiche, il che consentirà di compiere passi avanti anche nella nostra compressione degli esopianeti”. (Fonte:www.sciencedaily.com/releases/2014/01/140131130757.htm).

Paper di riferimento:

S. Lines, Z. M. Leinhardt, S. Paardekooper, C. Baruteau e P. Thebault, Forming circumbinary planets: N-body simulations of Kepler-34, in “Astrophysical Journal Letters”, (2014), DOI: 10.1088/2041-8205/782/1/L11.

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