Ipotesi cosmologica per selezione naturale

Evolution and the mass of the galaxy

Credit: David L. Nidever, et al., NRAO/AUI/NSF and Mellinger, Leiden/Argentine/Bonn Survey, Parkes Observatory, Westerbork Observatory, and Arecibo Observatory.

La matematica che soggiace alla teoria della selezione naturale di Darwin potrebbe spiegare se e come l’Universo è “progettato” per produrre Buchi Neri. Non solo.  Potrebbe anche guidarci nel capire la disposizione delle Nubi di Magellano nella Via Lattea. 

L’anno scorso una ricerca condotta dall’Università di Oxford riproponeva l’ipotesi cosmologica per selezione naturale, un’idea nata nel 1990 e poi sviluppata per spiegare l’apparente messa a punto dei parametri di base per consentire l’esistenza degli atomi, delle galassie, della vita stessa. L’articolo è stato pubblicato nella rivista Complexity online. L’ipotesi presentata suppone che, se i nuovi universi nascono all’interno di buchi neri, un multiverso composto dai molti universi possibili potrebbe essere modellato da un processo simile alla selezione naturale, in modo che le generazioni successive di universi possano evolvere per diventare costruttori ideali di buchi neri.

Il team di Oxford, guidato dal fisico teorico Andy Gardner del Dipartimento di Zoologia dell’Università di Oxford, ha scoperto che il teorema di Price, un’equazione cardine della genetica evolutiva, è in grado di rappresentare il processo di selezione naturale cosmologica e spiegare perché l’Universo sembra progettato con lo scopo di fabbricare i buchi neri. Quale sarebbe il meccanismo? Secondo i fisici, sarebbe un po’ come spiegare perché un pesce è strutturato per nuotare e vivere sott’acqua o un uccello è strutturato per volare nell’aria. Come si può facilmente immaginare, la teoria è molto controversa, e fisici hanno già evidenziato tutti i tipi di problemi che essa solleva. “Ma eravamo interessati a vedere se la sua logica di base funziona nella realtà”, ha detto il dottor Andy Gardner, autore principale dello studio. Il teorema di Price funziona non solo su scala microscopica, a livello dei geni, ma conserva una notevole capacità esplicativa anche a livello macroscopico, dagli organismi al multiverso. Fin qui le analogie.

Evolution and the mass of the galaxy

Credit: NASA/CXC/SAO.

Se ci spostiamo ad analizzare le differenze tra la selezione naturale e l’evoluzione degli universi, la situazione si complica non poco. Per cominciare, in un multiverso di molti universi possibili non esiste un vero concetto di cambiamento nel corso del tempo. Il rapporto tra strutture e funzioni, così essenziale nel caso di pesci ed uccelli, non sembra così semplici da ripresentare in un contesto cosmologico. Ciò posto, non va trascurato un dato: i modelli di universi in evoluzione presentati nello studio sono molto simili ai modelli di evoluzione dei batteri – in cui le generazioni si evolvono fuori dalla gemmazione asessuale delle cellule.  Ciò nonostante, oggi l’ipotesi è stata portata nuovamente alla ribalta per spiegare l’evoluzione delle nubi e dei gas nelle Nubi di Magellano.

Certo, è vero che conosciamo quanta materia oscura è presente nell’universo visibile, mentre è più difficile capire la genesi ed evoluzione delle Nubi di Magellano, è anche vero che possiamo determinarne con precisione la distanza, circa 160.000 anni luce, e la velocità con cui si allontanano da noi (vista l’espansione accelerata dell’universo confermata dall’effetto Doppler). Hubble conferma che entrambe le nubi si muovono influenzate dall’attrazione gravitazionale della Via Lattea. Ciò posto, tutto quello che sappiamo lo dobbiamo a queste tecnologie e alle equazioni di Newton. Restiamo però incerti sulla massa, nel senso che i nostri calcoli ci restituiscono valori approssimativi.

Come uscire dall’empasse? Facendo interagire tutto questo con la selezione naturale e la sopravvivenza del più forte/adatto – frase un po’ infelice, cui spesso si dà troppo peso. Ecco, mi riesce difficile capire come.  Su The Conversation si cita appunto Darwin e gli algoritmi genetici. Esisterebbe la possibilità di applicarli alle dinamiche celesti e planetarie per comprenderne meglio l’evoluzione e le caratteristiche. Confesso di avere molti dubbi su questo approccio: non resta che attendere qualche pubblicazione scientifica per esaminare i dati. (Fonte: http://phys.org/news/2014-04-darwin-newton-evolution-mass-galaxy.htm).

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