Viaggiare nel tempo? Forse, con un pizzico di filosofia

Rappresentazione grafica di un tachione. (Credit: wikipedia.org).

“Il viaggio nel tempo, io sostengo, è possibile. I paradossi del viaggio nel tempo sono stranezze, non impossibilità”, (Lewis D. K., The Paradoxes of Time Travel, in “American Philosophical Quarterly”,  13, (1976), pp. 145-52).

È possibile viaggiare nel tempo? Il libro di Giuliano Torrengo, viaggi nel tempo. Una guida filosofica, Laterza, Roma-Bari 2011 affronta il problema con un taglio filosofico e scientifico insieme. Colmando una lacuna nel panorama delle pubblicazioni in lingua italiana sul tema e con uno stile decisamente vivace – non mancano i rinvii alla letteratura e al cinema – presenta il ventaglio completo dei problemi che ruotano attorno ai viaggi nel tempo. Una lunga recensione del testo è disponibile su APhEX, Portale Italiano di Filosofia Analitica.

Non intendo qui presentare una nuova recensione del libro: è più interessante affrontare tre argomenti che restano un po’ sullo sfondo del libro di Torrengo: (1) che cos’è il presente? (2) Che relazione c’è tra i viaggi nel passato e la fisica quantistica? (3) Si può portare qualunque oggetto in un viaggio nel passato?

(1) Che cos’è il presente? Il fisico teorico Kip Thorne, esperto delle implicazioni astrofisiche della relatività generale einsteiniana, già negli anni ottanta giunge a sostenere in più di un articolo scientifico che, in base alle attuali leggi fisiche, non c’è nulla che vieti a priori i viaggi nel tempo; difficoltà pratiche a parte, il viaggio nel tempo è uno degli scenari apparentemente paradossali ammesso dalle soluzioni alle equazioni di Albert Einstein. Se un giorno riuscissimo a costruire una macchina in grado di incurvare la struttura dello spaziotempo, viaggiare nel passato non sarebbe un problema; per viaggiare nel futuro la questione è meno spinosa, dato che basterebbe avvicinarsi ad una frazione non trascurabile della velocità della luce.

Quando si parla di passato, presente, futuro si indicano qualità che enti, eventi e processi possiedono in modo provvisorio. Quando invece si usano determinazioni come prima, poi, precedentemente, successivamente, 24 aprile 2011, si denotano caratteristiche che enti, eventi e processi possiedono stabilmente: a differenza delle prime, nessuna di queste può mutare o può venir meno nel corso del tempo. Di fronte a queste due categorie, i teorici del tempo statico sono convinti che costituiscano delle illusioni e che il tempo reale sia una struttura immutabile di successione del prima e del poi, mentre i teorici del tempo dinamico ritengono che passato, presente e futuro esistano realmente – e non solo nella mente umana. È intuitivo che la tesi più favorevole alla possibilità di viaggiare nel tempo è quella statica, che presuppone una linea stabile nella successione degli eventi.

La coppia di concetti su cui si basa il testo di Torrengo è quella di tempo personale e tempo pubblico (distinzione presa da David K. Lewis): partendo dalla constatazione che gli spostamenti che compiamo nel presente non sono che viaggi nel futuro alla “velocità di crociera” del tempo pubblico, si sostiene che il tempo personale non è il tempo interiore – come vorrebbero Plotino, Agostino, Bergson e Husserl – ma consiste in una serie di eventi che non seguono l’ordine del tempo pubblico. Di conseguenza, parafrasando Torrengo possiamo dire che una macchina del tempo è qualunque cosa capace di spezzare la continuità tra il tempo personale e quello pubblico, permettendo così al viaggiatore di visitare una zona dello spazio in un momento del passato pubblico dove si era già (rispetto al suo tempo personale) trovato, e quindi essere nelle prossimità di un suo sé più giovane, delle cui esperienze ha memoria.

Il tempo personale segue una linea di eventi divergente rispetto a quella del tempo pubblico: ma cos’è allora il tempo personale? E soprattutto: cos’è realmente il presente? Il presente non viene rigorosamente definito nel libro di Torrengo. Tradizionalmente considerato come uno dei problemi più spinosi – basti pensare alle difficoltà che il concetto di “relatività della simultaneità” solleva – il presente sembra sfuggire: appena si cerca di catturarlo è già diventato passato. L’istante presente è qualcosa attraverso cui noi ci situiamo nel tempo oppure è quella cosa attraverso cui il tempo si dà a noi? È possibile ridurre gli attributi temporali alle sole relazioni cronologiche? A quest’ultimo interrogativo risponde John Ellis McTaggart nel suo celebre articolo (The unreality of time, in “Mind”, 1908). L’opposizione tra le due serie è il ricettacolo di tutte le dottrine filosofiche sul tempo; bene, cosa ne dice la fisica?

La fisica, specialmente quella del XX secolo, non sembra riuscire a definire il tempo, men che meno il presente. La Teoria della Relatività fatica a dar conto della “presenza” del presente: Rudolf Carnap nella sua Autobiografia intellettuale, riporta un significativo aneddoto sulle preoccupazioni di Einstein. L’istante presente, l’ora, hanno un significato particolare per l’uomo, significato che la fisica non riesce a cogliere; insomma, c’è qualcosa di essenziale a proposito dell’ora che resta interamente fuori dalla portata della scienza. Dato che la strutturazione matematica del tempo fisico rende equivalenti tutti i suoi istanti, resta da capire se la fisica riuscirà mai a comprendere la particolarità che ogni istante ha per ciascuno di noi.

(2) Che relazione c’è tra i viaggi nel passato e la fisica quantistica? In merito ai viaggi nel passato, una ricerca comparsa in Physical Review Letters dimostra che è possibile misurare con precisione due variabili correlate – ad esempio, la posizione e il moto – se un oggetto raggiunge un punto del passato viaggiando nello spaziotempo. Il prezzo da pagare per rendere i viaggi nel tempo coerenti con la fisica quantistica è proprio violare il Principio di Indeterminazione di Heisenberg.

Questo significa che la fisica quantistica va ridiscussa alla radice? È possibile che i viaggi nel passato siano così problematici da costringerci a costose riforme teoriche e concettuali? Dal punto di vista teorico, se si distingue la possibilità di influire sul passato rispetto a quella che cambia il passato, problemi di incoerenza logica non ce ne sono: la prima azione non è impossibile, la seconda invece lo è. Dal punto di vista fisico le cose stanno diversamente. I teoremi di impossibilità (no-go theorem) e la congettura della protezione cronologica proposta da Stephen W. Hawking – stando alla quale effetti di instabilità quantistica condannano al fallimento qualsiasi tentativo di stabilizzare una curvatura dello spaziotempo che permetta un passaggio nel passato – sono ostacoli pressoché insormontabili per qualunque pratica del viaggio nel tempo.

(3) Si può portare qualunque oggetto in un viaggio nel passato? È evidente che non viaggiamo nel tempo nudi. Portiamo con noi vestiti e oggetti di vario tipo: a quali modificazioni fisiche questi oggetti possono essere sottoposti? Per dirla in termini filosofici: il loro statuto ontologico è definibile univocamente oppure no? Il caso di un jinn ci consente di approfondire questo tema. Un jinn è un oggetto che viene dal nulla (il nome si deve a Igor Novikov).  Riportiamo un passo di Torrengo:

“un uomo in fin di vita si ritira in un vecchio hotel dove inizia a essere ossessionato dalla  storia di una affascinante attrice che un secolo prima aveva abitato quelle stanze. Della donna non raccoglie solo informazioni, ma va anche in cerca di oggetti che le sono  appartenuti, e fra questi riesce a venire in possesso di un suo vecchio orologio d’oro. In  seguito a un viaggio indietro nel tempo l’uomo incontra la donna e se ne innamora, e prima  di essere costretto a tornare nel presente dove finire i suoi giorni le regala l’orologio che ha  trovato. L’orologio, quindi, viaggia indietro nel tempo, ma non si è prodotto nessun  “duplicato”, nemmeno temporaneamente, perché prima del suo arrivo nel passato esso non  esisteva. La situazione è molto strana, e ce ne rendiamo conto se ci chiediamo: chi ha  progettato l’orologio? Chi l’ha costruito? Dove è stato comprato e chi l’ha comprato? A  queste domande non sembra esserci una risposta: non è stato né progettato né fabbricato da  nessuno, nessuno l’ha comprato, semplicemente è arrivato dal futuro e in futuro è sparito  nel momento in cui ha iniziato il suo viaggio indietro nel tempo. Prima del suo arrivo dal  futuro e dopo la sua partenza per il passato non lo troviamo da nessuna parte perché la sua  linea-mondo è una catena di eventi chiusa (nel sistema di riferimento del tempo pubblico). […] Per quanto bizzarri, i jinn non generano paradossi, e comunque non sono peculiarità  dei viaggi nel tempo. Fisicamente non è impossibile, anche se è assai poco probabile (e per  questo ci sembra molto strano che sia possibile), che un oggetto si materializzi dal nulla di fronte a noi”, (pp. 116-117).

Sostituiamo l’oggetto che viaggia nel tempo. Al posto dell’orologio prendiamo qualcosa che sia soggetto ad un veloce deterioramento nel tempo come, ad esempio, un mazzo di fiori. Poniamo che la donna riceva in regalo un bel mazzo di fiori: nella linea temporale condivisa da entrambi (il tempo pubblico) accade che i due si incontrano in hotel, l’uomo le regala il mazzo di fiori e i due si innamorano. La donna lascia i fiori nella hall dell’hotel e l’uomo ritorna nel proprio futuro (ad esempio, due mesi dopo). Ora, il problema è il seguente: se è passato un mese da quando la donna ha ricevuto il mazzo di fiori, come è possibile che l’uomo, due mesi dopo possa essere catturato dalla bellezza di quei fiori se, nel frattempo, il mazzo è appassito?

Qui non è in questione la generazione ex nihilo di qualcosa o, più in generale, la legge di conservazione dell’energia. La fisica quantistica ci insegna che, ammesso si disponga di energia sufficiente, la generazione dal nulla è solo un fatto altamente improbabile, non impossibile. Dobbiamo capire in che modo l’oggetto che portiamo a spasso nel tempo resti sempre identico a se stesso; il problema è più fondamentale di quanto possa sembrare. Il nostro jinn deve necessariamente restare identico a se stesso per garantire l’immutabilità del passato e la consistenza stessa della linea di universo chiusa in cui si trova.

Dire che il mazzo di fiori non appassisce significa dire qualcosa che le leggi fisiche vietano: dal secondo principio della termodinamica sappiamo che tutti i sistemi isolati perdono ordine e acquisiscono entropia. Gli atomi decadono, le persone invecchiano, i fiori appassiscono: tutto nella norma, visto che i processi fisici – almeno a livello macroscopico – sono irreversibili e dissipano progressivamente la loro energia. Se si ammettesse l’immutabilità del mazzo di fiori, il secondo principio della termodinamica salterebbe: ecco, allora, il più grande ostacolo ai viaggi nel passato. (Articolo comparso su cyberscienza.it il 12/04/2013).

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