Una nuova ipotesi sulla speciazione

Crediti: Mike Hankey.

Mi è capitato di parlare dei fringuelli di Darwin e della speciazione allopatrica. La speciazione è un concetto sviluppato soprattutto da Ernst Mayr e risulta dalla selezione naturale e/o dalla deriva genetica, i due motori dell’evoluzione per selezione sessuale. Come è noto, i fringuelli di Darwin sono un classico esempio di speciazione allopatrica, ossia quel processo che conduce alla formazione di nuove specie grazie alla presenza di barriere geografiche che separano due popolazioni di individui della stessa specie in due territori differenti – in termini tecnici si parla di isole popolazionali. Le variazioni nei becchi di questi fringuelli, come nei loro comportamenti, sembrava confermare questa evoluzione divergente. Così era fino ad oggi. Un articolo intitolato The drivers of tropical speciation e comparso su Nature mette in discussione questo assunto. 

A lungo si è pensato che i cambiamenti drammatici in un paesaggio, come la formazione della Cordigliera delle Ande o il Rio delle Amazzoni, siano il principale motore che avvia le specie a sviluppare divergenze a livello strutturale, esemplificate primariamente da differenze nelle parti, come zampe e becchi. Ora, come spiegare questo nesso? I drammatici cambiamenti geografici causano la speciazione? Non sembra. Anzi, la speciazione non sembra correlata causalmente con i cambiamenti geografici e sembra anche verificarsi molto tempo dopo questi stessi cambiamenti.

I ricercatori del Museum of Natural Science della Louisiana hanno decorrelato i due fenomeni: “la straordinaria varietà di uccelli in Sud America è di solito attribuito a grandi cambiamenti del paesaggio nel corso del tempo geologico, ma il nostro studio suggerisce che un prolungato periodo di stabilità del paesaggio è molto più importante”, ha detto Robb Brumfield (LSU, Louisiana). Per corroborare l’ipotesi Brumfield e colleghi hanno esaminato la genealogia di 27 specie di uccelli in una delle regioni più ricche di biodiversità, quella neotropicale, che si estende dal sud del Messico attraverso l’America centrale al Brasile meridionale e comprende la foresta amazzonica. Utilizzando un campionamento dettagliato di molti lignaggi di uccelli è stato possibile ottenere un quadro più chiaro di quando e come le specie formate all’interno di questi lignaggi si sono evolute.

I dati riportano 29 casi di divergenza nelle Ande, senza una chiara sequenza temporale, dunque validando l’idea che la formazione delle Ande ha avuto effetti indiretti nel tempo e non può essere annoverata tra le cause primarie e dirette della selezione.  Le 27 specie di ucelli esaminati hanno poi confermato che il fattore tempo è essenziale: più le specie sono radicate più alcuni esemplari che si allontanano hanno la possibilità di divergere nelle loro parti. Ovviamente questi dati avranno ricadute sigificative in termini di conservazione: se una specie non può occupare la stessa area per un tempo prolungato non avrà la possibilità di evolvere. L’ennesiam conferma che le azioni umane non sono idifferenti al processo di speciazione.

Riferimenti:

Brian Tilston Smith et alii, The drivers of tropical speciation, Nature, 2014; 515 (7527): 406 DOI:10.1038/nature13687

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