Il Creazionismo di David Sedley

Empedocle e Anassagora contro … Darwin?

Sorrido. Mi viene da ridere soprattutto perché mi rendo conto che è proprio questo un modo tanto ingenuo quanto comune di impostare una vasta gamma di problemi teorici (scientifici e filosofici). Un modo, insomma, per fare quelli che sì, certo, si riempiono la bocca di paroloni ma alla fine concettualizzano ad miram nasi.

Oggi parliamo di creazionismo e lo facciamo in modo un po’ diverso dai tradizionali dibattiti di filosofia della biologia e di storia dell’evoluzionismo. Diverso perché vi parlerò di un libro scritto da uno studioso che non è né scienziato, né biologo né evoluzionista. Udite, udite, è un professore di filosofia antica ad Oxford. Si chiama David Sedley e qui trovate il suo blog.

Potrei iniziare raccontandovi di quando, quasi dieci anni fa, da giovane studentessa incontrai Sedley ad un convegno internazionale. La prima laurea l’ho presa in filosofia, in filosofia antica appunto, e per me Sedley era uno dei miti. Di quel modo di fare filosofia tipicamente inglese, analitico ma non troppo, filologico ma solo per dovere o per finta (gli addetti ai lavori non ne abbiano a male). Ecco come ricordo Sedley. Un signore gentile con la polo verde che vagava tra una sessione e l’altra del convegno con un sacchetto di plastica in mano. Sì, un sacchetto di plastica mal ridotto che tenne con sé per due giorni. Sono anni che mi chiedo cosa diavolo ci fosse dentro.

Chiusa la parentesi autobiografica, veniamo al creazionismo. Sedley ha scritto questo libro divulgativo intitolato Creazionismo. Il dibattito antico da Anassagora a Galeno, Carocci, 2011 in cui raccoglie le Sather Lectures tenute a Berkeley nel 2004 con l’obiettivo di studiare le tesi espresse nell’antichità (da Anassagora a Galeno) sulle origini del cosmo e della vita.

Di qui la scelta secondo me abbastanza discutibile di usare il termine creazionismo nel titolo. Discutibile per un motivo semplice semplice. Il concetto, tecnicamente inteso, è moderno e nel gergo scientifico è usato per contrapporsi alle tesi di ascendenza darwiniana. Creazionismo è antitetico ad evoluzionismo, e gli antichi l’evoluzionismo non lo conoscevano. Se usiamo il termine dobbiamo svincolarlo da questa dicotomia. Noi lo usiamo in contesti primariamente biologici mentre una sua retroazione deve sempre essere motivata e debitamente contestualizzata. In questo caso, la retroazione del termine ne amplia notevolmente l’ambito di riferimento, che va dalle cosmogonie alla zoologia. Che la mia non sia una critica “debole” o mal formulata lo dimostra la definizione stessa che Sedley dà di creazionismo: “la tesi per cui la struttura e i contenuti del mondo possono essere adeguatamente spiegati solo postulando almeno un designer intelligente, un dio creatore”, (Creazionismo, p. 21). A me sembra una formulazione moderna.

Invece, è ovvio che se usiamo creazionismo in opposizione ad eternalismo allora il discorso cambia. Creazionismo ed eternalismo sono le due principali risposte che la filosofia antica d’età classica ha elaborato in merito al problema dell’origine dell’universo; tradizionalmente, in storia della filosofia antica, si definisce creazionista (in senso debole, direi) la soluzione cosmologica di Platone, esposta principalmente nel Timeo, secondo la quale l’universo sarebbe stato prodotto da un artefice divino, il demiurgo, mentre con eternalismo ci si riferisce generalmente alla posizione aristotelica, sorta in reazione a quella platonica e tesa a dimostrare che l’universo non ha avuto alcun inizio. Spesso si legge nei manuali che il corollario naturale della tesi platonica è l’inferiorità ontologica del mondo sensibile e l’impossibilità di farne oggetto di indagine scientifica senza il riferimento alle sue cause trascendenti (demiurgo e idee), laddove alla posizione aristotelica si accompagna una rivalutazione della realtà fenomenica, considerata degna di essere indagata in sé e per sé da una scienza ad hoc: la fisica. Ecco, tenete presente che questa è una semplificazione estrema. Opporre un Aristotele empirista a un Platone idealista che se ne frega del mondo sensibile è una falsificazione storiografica. Ve ne parlerò in un’altra occasione, visto che adesso il punto focale del mio discorso è il “creazionismo” antico.

Ora, Anassagora, Empedocle, Socrate, Platone, gli atomisti, Aristotele e gli stoici. Questi gli autori di cui parla il libro. Non vi faccio il riassunto perché vi rovinerei la lettura. Vi dico solo in quali punti dissento (così magari mi scriverete insultandomi, dicendomi che non ho capito nulla).

Busto di Aristotele conservato a Palazzo Altaemps, Roma. Credits: wikipediaorg.

Parafraso il testo. Contro l’opinione comune che vorrebbe il “programma presocratico” simile a una collezione di tesi materialiste affatto estranee alla teleologia (poiché per primo Platone – al limite preceduto da Diogene di Apollonia – avrebbe colto l’essenza finalistica del reale), Sedley spiega come ciò sia un fraintendimento bello e buono del pensiero greco delle origini: se è vero che da un lato una certa tradizione lato sensu esiodea (influenzata cioè dalle spiegazioni “genealogiche” dell’autore della Teogonia) tendeva a dare per scontata più che a spiegare razionalmente la presenza nel mondo di potenze superiori atte a governarlo, una diversa gamma di autori (Anassagora ed Empedocle in primis) si interrogò invece in modo esplicito sui caratteri e modi dell’influsso divino sul mondo. Scrive infatti: “che il mondo sia governato da una potenza divina è un presupposto che pervade il pensiero presocratico”, (cit.: p. 24).

Posso anche accettarlo come monito iniziale, e intendendo con “potenza divina” qualunque tipo di “potenza non umana”, che è altro dall’umano, tuttavia è difficile pensare ad un designer intelligente e a un “dio” se si parla di Leucippo e Democrito, anche con le “correzioni” apportate dall’epicureismo successivo. Faccio molta fatica anche a seguire il discorso su Aristotele sopratutto perché mi sembra che l’Aristotele di Sedley sia un po’ “cristianizzato”, sia letto con gli occhi dell’aristotelismo medievale.

Non solo: faccio brevemente l’esempio della scala naturae, spesso attribuita ad Aristotele, ravvisandovi un’istanza antropocentrica sulla base della quale i viventi sarebbero definiti sulla base di un gradiente di perfezione avente per vertice ovviamente l’uomo. Peccato che Aristotele nella biologia analizza in dettaglio le parti e le funzioni dei viventi senza che questo lo porti a definire il genos-homo come qualcosa di sovraordinato o superiore. Semmai Aristotele si sofferma sull’identità di funzione infra-specifica tra le parti del vivente: ci sta dicendo che quando studiamo le funzioni espletate da diversi tipi di viventi e introduciamo un’unità di misura di questo esercizio, con ciò non poniamo direttamente i tipi dei viventi in un ordine gerarchico, ma soltanto i modi di esercizio di queste funzioni. Stiamo costruendo un ordinamento tra le parti dei viventi, non tra i viventi o, come diremmo noi, le specie. La scala naturae invece si basa proprio su questo, anche su un’istanza funzionalistica che Aristotele rigetta su basi epistemologiche (se siete interessati a questi argomenti trovate nel blog vari link ai miei lavori su Aristotele). Non sono dunque d’accordo con Sedley nel dire che l’eccezionale contributo dello Stagirita “alla filosofia della biologia deve la sua prima ispirazione alla teoria creazionista che egli studiò nella scuola di Platone”, (cit.: p. 210). Infine, se leggete il libro e vi soffermate sul capitolo dedicato a Socrate (il terzo) è abbastanza discutibile la lettura dell’antropocentrismo socratico come “primo caso […] dell’Argument from Design” (cit.: p. 98).

Non è forse quella di creazionismo un’etichetta troppo povera per gli antichi, visto che il creazionismo di Empedocle ha una matrice completamente diversa da quello degli stoici? Non è forse vero che alcune istanze teoriche, penso ai principi di Empedocle, Philia (Amore) e Neikos (Contesa), sono primariamente finalistiche, e che una descrizione antropomorfica o demiurgica dei principi è solo un retaggio retorico e mitico volto a giustificare la presenza di un ordine finalistico in natura. Più che un “creazionista consapevole”, (cit.: p. 75), a me Empedocle sembra uno strenuo difensore del finalismo in natura.

Anassimandro, bassorilievo (Roma, Museo Nazionale Romano).

Un’ultima curiosità. Sedley parte da Empedocle e Anassagora tralasciando i Milesii, Talete, Anassimandro e Anassimene, ormai famosi grazie ai lavori di Carlo Rovelli. Ed è significativo come da un lato ci sia chi intende Ripensare Anassimandro dopo Einstein e Heisenbergdall’altro, invece, chi si impegna ad interrogare gli antichi per aiutarci a capire meglio come intendere le polemiche moderne. È così che mi piace pensare al libro di David Sedley: uno strumento per capire come e perché è importante parlare di creazionismo e concetti affini.

Testi:
David Sedley, Creazionismo. Il dibattito antico da Anassagora a Galeno, Carocci, 2011 – qui il link per acquistarlo su amazon.it

Telmo Pievani, La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto, Raffaello Cortina Editore 2011 – qui il link ad amazon.it.

Herbert Granger, The Scala Naturae and the Continuity of Kinds , Phronesis, Vol. 30, No. 2 (1985), pp. 181-200.

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