Socialismo e schiavitù: perché la gente mi scrive cazzate?

Ho scritto questo post stanotte. Non l’ho riletto perché molti lettori non li rispetto. Fatevene una ragione. Anzi, passate oltre, non leggete: non sono ancora un dittatore così potente da far prescrivere ai miei fedeli psicanalisti la lettura attenta dei miei scritti. 

Ieri, nel giro di 24 ore, sono stata prima criticata e punzecchiata da alcuni amici a causa delle mie ultime letture (come se leggersi Hegel e il materialismo storico significasse trasformarsi in rigidi leninisti!) poi, dopo la pubblicazione del pezzo sul PIL e la Nussbaum ricevo ben otto messaggi – che sono tantissimi a ferragosto per un piccolo blog come il mio – tra cui due utenti anonimi che mi danno della repubblicana, fascista filoamericana e che mi dicono che tanto “scrivo male, peggio della Nussbaum”!

Magari scrivessi come la Nussbaum. E comunque grazie per il boom di visualizzazioni: a quanto pare Nussbaum tira! Ai deficienti bisogna rispondere? Non lo so. Scrivo questo post più che altro perché credo di non essere stata molto chiara e precisa nel precedente, e per questo mi scuso (viste le oltre 200 letture in 24 ore!). Le mie imprecisioni sono confermate anche dalla breve critica costruttiva di un’amica che mi ammoniva sui possibili fraintendimenti legati al mio post di ieri. 

§1- In cosa credo – Bene, rendo espliciti alcuni punti, peraltro ben chiari nella mia mente, ma che forse ho sbagliato a dare per scontati. Non scrivo quasi mai di politica. Ma, a quanto pare, a differenza della scienza e della filosofia, se si scrive di politica alla gente piacciono gli schieramenti. C’è sempre bisogno di qualcuno contro cui puntare il dito. Vi accontento. Non sono comunista, leninista né marxista. Qualunque cosa pensiate sia di sinistra io non mi rispecchio in quella cosa.

Non sono nemmeno molto filoamericana, nel senso che sceglierei come modello i paesi nordici e non l’America; sono liberale, subisco l’influenza di Nussbaum e di Rawls ma guardo con interesse la Scuola Austriaca. Non sono democratica. Certo che non lo sono, mica faccio Socrate che interroga il ciabattino e lo porta alla verità. La democrazia dando a tutti la possibilità di esprimersi su tutto genera storture, disinformazione e la circolazione di miti e falsità – vedi complottismi, sciiikimikismi, ufologie, credenze varie. Credo che per parlare di un argomento con cognizione di causa uno debba studiare e prepararsi. Stop.

Quindi, caro lettore che non hai un cavolo da fare a ferragosto a parte costringermi a leggere le tue follie, non sono democratica, né comunista né fautrice dell’uguaglianza a scapito delle libertà. Prima viene la libertà e poi forse l’uguaglianza. Se non ti piace e non ti va bene, passa oltre. Non perdere tempo a scrivermi insulti fascisti. Ma qui ho sbagliato io a non essere precisa. Resta chiaro che scriverò recensioni e analizzerò articoli peer-reviewed che parlano di comunismo, leninismo e comunitarismo senza dover tutte le volte ricadere nelle violente e spesso sterili invettive che leggo sui blog, siti e giornali. Quando si recensisce un articolo uscito in una rivista peer-review mica si fa la bambinata dell’io la penso così tu sei una merda. Si legge, analizza, si vede se argomentativamente è debole o meno. Se vale, allora si indirizza il lettore al link (se desidera leggerlo).

Visto che non stiamo scrivendo su riviste scientifiche, caro lettore tuttologo, a nessuno interessa la nostra “opinione”. Togliti dalla testa l’idea che ciascuno di noi è depositario di verità e soluzioni geniali; siamo circondati da microcefali che danno fiato alla bocca. Non ho ricette né soluzioni. Non esiste “il genio” solitario che si staglia sulla moltitudine inetta. Ogni progresso, e la scienza lo insegna, è sempre il risultato della fatica di molti, e tutto quello che ciascuno può individualmente raggiungere lo raggiunge grazie a quello che ha appreso da altri. Quindi abbassa la cresta, caro lettore, e umilmente studia. Leggo e scrivo come terapia (a meno che tu, lettore anticapitalista, non voglia pagarmi lo psicanalista), leggo e scrivo perché ci sono infinite cose che non so e che vorrei sapere, perché mi diverto e amo la conoscenza; non certo per compiacerti. Spesso cerco di assumere un punto di vista neutro, per quanto mi è possibile, solo per spiegare meglio quanto mi passa tra le mani.

§2- Correzione delle imprecisioni: il liberalismo – Veniamo alle cose serie. I liberals cui fa riferimento Martha C. Nussbaum non sono i liberali della Scuola Austriaca (Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises per intenderci). Ho scritto che John Rawls è un liberale in quanto lui stesso si definisce tale e soprattutto perché “liberale” è un termine che si dice in molti modi. Esiste, teoricamente e storicamente, un liberalismo zoppo, gravato da alcune scelte socialiste legate alla difficoltà (che anche io a volte ho) di abbandonare un’idea di fondo, quella dell’uguaglianza sociale. Che abbia prodotto effetti disastrosi ce lo insegna la storia. Ciò posto, l’assunto epistemologico di base, legato al concetto di giustizia sociale rawlsiana, è ancora molto radicato e, vuoi per ignoranza vuoi per mancanza di informazioni, viene considerato l’unico liberalismo possibile.

Di qui le critiche fuffariane al neoliberismo sfrenato che ha causato la crisi e la continua a perpetrare: von Mises dice molto bene che in nessun paese e in nessuna epoca il liberalismo ha trovato una realizzazione integrale. Chi accusa il neoliberismo accusa un finto liberalismo che è in fin dei conti il socialismo di alcuni liberals americani (cui peraltro Nussbaum in parte si richiama). Non ho voglia e non mi interessa scrivervi la storia del liberalismo. Esiste gente molto più competente di me che l’ha già fatto. Su www.brunoleoni.it trovate numerosi approfondimenti e consigli di lettura, mentre a questo link, Che cos’è la Scuola Austriacatrovate una sintetica storia che comincia dai seguaci di Tommaso d’Aquino. E non accusatemi di leninismo, per favore. Chi mi conosce davvero sa bene che sto dalla parte di Tommaso, Locke &Co. Avere dei dubbi, constatare quanto sia difficile liberarsi dal mostro epistemologico dell’uguaglianza non significa diventare marxisti.

L’illusione di trasformare la società in un mondo più giusto ed equo, rivoluzionandola dalle fondamenta nel tentativo di pervenire ad una “giustizia sociale”, si fonda su ideologie, lacune storiche, miopie, etc.. Me le ascrivo tutte. E in queste ravviso le difficoltà di far passare al grande pubblico il messaggio di Von Mises. Le stesse difficoltà di farlo passare a me stessa. Ma la storia insegna che le diverse realizzazioni dell’utopia socialista e del suo sogno di uguaglianza siano destinate a tradursi in un incubi drammatici per le sorti dello stesso mondo civilizzato.

Ecco il punto: il pensiero liberale – non quello di Nussbaum – non ha mai sognato di compiere un rivolgimento dell’ordine sociale, con l’obiettivo di pervenire ad una situazione di perfetto equilibrio stazionario. I liberali “hard” non fanno le promesse di Nussbaum in merito alla realizzazione di una società “giusta”, la società della cura reciproca dell’uguaglianza e della fraternità universali. Sono spietati. L’unica promessa è la libertà. E proprio per questo è difficile resistere all’abbraccio mortale del socialismo e non perché la natura umana sia fondamentalmente buona, giusta ed empatica. Vogliamo essere buoni, giusti ed empatici, ci imponiamo di esserlo e, dunque, condanniamo alla sconfitta il liberalismo, dipingendo il mondo prospettato dai liberali come una foresta nera in cui dominano i mercati, in cui i deboli sono costretti a vendersi al capitalista più forte per liberarsi dall’indigenza.

Se volete liberarvi dal mostro dell’uguaglianza e capire come il socialismo pavimenti la strada al totalitarismo leggetevi La via della schiavitù di Friedrich von Hayek. Invece, Liberalismo di Ludwig Von Mises è un vero e proprio manifesto del pensiero liberale, che rinnova la gloriosa tradizione di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Jeremy Bentham, per citarne alcuni. Se volete capire in che modo il liberalismo si interessa delle condizioni che rendano possibile eliminare le cause esterne della sofferenza, ad esempio promuovendo un sistema che dia pane agli affamati, vesta gli ignudi e dia un tetto ai diseredati. Se vi interessa capire il nesso tra socialismo e schiavitù, leggetevi Von Mises. E, soprattutto, se volete fare un po’ di terapia psicanalitica – che non fa mai male, ve l’assicuro – e liberarvi dal morbo di Fourier (non sapete cos’è? Leggete Von Mises).

Tutto questo per dire che Nussbaum e Rawls non sono la stessa cosa di Von Mises. Chiaro? Attendo copiosi insulti, un incessante spamming di questo post sui siti complottisti e, soprattutto, un altro boom di visualizzazioni. Grazie amici microcefali (e comunque passo e chiudo: ci vediamo a settembre).

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