Siamo davvero tutti democratici?

Di questi tempi la parola democrazia è una delle più abusate e “fortunate”. Quando a volte, nelle discussioni al bar, mi capita di dire che non sono democratica a tutti i costi, sempre e comunque, spesso ricevo occhiate minacciose. Non ritengo, ad esempio, che tutti possano e debbano parlare di tutto. Per parlare di qualcosa credo sia necessario avere un minimo di preparazione: difficile parlare di sperimentazione animale, OGM, di fisica quantistica o di qualunque argomento (scientifico e non) senza un adeguato training alle spalle.

In ogni caso, va di moda essere democratici. Anche senza sapere cosa sia, quali siano le sue origini. Il termine demokratìa compare per la prima volta nel VI libro delle Storie di Erodoto. In ben due occorrenze! Nel primo passo leggiamo che che il generale persiano Mardonio nel 492 a.C (poco dopo la battaglia di Maratona) instaura le democrazie al posto delle tirannidi nelle città ioniche. Nella seconda occorrenza leggiamo che Clistene nel 506 ad Atene “istituì le tribù (territoriali anziché genetiche) e la democrazia”.

Busto di Pericle riportante l'iscrizione "Pericle, figlio di Santippo, ateniese". Marmo, copia romana di un originale greco del 430 a.C. circa.

(Busto di Pericle. L’iscrizione dice “Pericle, figlio di Santippo, ateniese”. Copia romana in marmo di un originale greco del 430 a.C. circa).

Mi pare chiaro che l’idea di democrazia nel mondo greco nasce in opposizione alla tirannide. Democrazia per i greci è in primo luogo “ciò che non è tirannide”, un governo di molti e non di uno solo. La letteratura specialistica è per lo più concorde nel ritenere che da Pericle in poi quella che era semplice ideologia anti-tirannica si riveste di atti e principi formali e istituzionali che ne fanno un vero e proprio sistema, anzi un vero e proprio modello di libertà, giustizia e legalità (per quanto non sempre giuste né tantomeno egualitarie, se non a livello teorico) da esportare (democrazia sarà sinonimo di imperialismo sfrenato per Atene). Proprio in quanto culla di civiltà Atene si sentiva autorizzata a fare guerre o a intervenire nelle vicende economiche delle poleis alleate (si veda il caso di Nasso o dell’isola di Taso nel V secolo).

Le analogie con la storia recente sono evidenti. Erodoto nel III libro delle Storie presenta una concezione ben vicina a quello che noi pensiamo quando parliamo di democrazia. Ciò traspare nel dialogo tra i “Grandi della Persia” alla vigilia dell’ascesa di Dario al trono, quando discutono sulla forma politica da adottare, dopo la fine di Cambise, figlio di Ciro il Grande:

il versante greco della presunta discussione tra Otane, Megabixio e lo stesso Dario conserva tutto il suo valore, per capire le caratteristiche del pensiero greco sulla democrazia e anche, in qualche misura, la personale posizione di Erodoto. La forza della democrazia di incarnare un principio, la sua caratterizzazione di fondo attraverso connotazioni teoriche e pratiche inequivocabili, il suo diritto di porsi, almeno in linea di principio, come il <più bel nome> che esista al mondo, in quanto identificabile con isonomìa, cioè uguaglianza di fronte alla legge, risultano con la più grande evidenza nel discorso di Otane”, (Musti Domenico, Demokratia. Origini di un’idea, Laterza, 2013:34).

Dunque in questo passo Erodoto mostra, pur stando attento a non usare in quel contesto persiano la parola democrazia, di creare un’affinità concettuale tra quella parola e il “governo delle leggi” , l’uguaglianza di fronte alla legge, così importante per il pensiero greco e che troverà il suo apice in Efialte (il primo vero democratico radicale) e piena teorizzazione in Pericle. Se isonomìa è un sistema di principi e valori radicati nei Greci non va dimenticato che  la prima parafrasi del termine demokratìa  si trova insospettabilmente nel testo della Grande Rhetra (la costituzione) spartana, in cui viene assicurato un nesso tra damos e kratos. Ciò è insospettabile perché il damos di cui si parla è il meno democratico che si possa immaginare, così come la stessa costituzione e mentalità spartana sono e saranno sempre caratterizzate da ideali di compattezza, conservazione, chiusura di fronte alle novità, paura del diverso, xenofobia, reazionarietà. Al massimo Sparta si farà, soprattutto durante il ventisettennale conflitto del Peloponneso (431 a.C – 404 a.C) di una eleutherìa, di una libertà che però anziché essere la libertà con la elle maiuscola piuttosto difesa dell’autonomia particolaristica delle poleis greche, non un modello ben costruito e caratterizzato come quello democratico.

Essere democratico significa innanzitutto non essere un tiranno. Rispetto a questa prima caratterizzazione abbiamo fatto molta strada. Oggi demo­cra­zia non indica soltanto una forma di governo o una pro­ce­dura politica, ma un orizzonte, un luogo che abbraccia tutti i paesi occidentali. Essere occidentali significa essere democratici e questo senza alcuna distinzione, senza che sia necessario specificare a che tipo di democrazia ci si riferisca (se costi­tu­zio­nale, rap­pre­sen­ta­tiva, diretta, deli­be­ra­tiva, liberale, etc..). Un po’ come nel V secolo a. C. era “essere ateniesi”. Ormai è stato scritto e detto fino alla nausea: la for­tuna dell’idea di demo­cra­zia è spe­cu­lare al suo uso ideo­lo­gico e stru­men­tale attra­verso cui viene tra­sfor­mata in un passe­par­tout per qual­siasi opzione poli­tica.

Questa estate ho letto un bel libro che sembra confermare alcuni di questi assunti, una lettura utile soprattutto per chi desidera usare i termini sapendo cosa sta dicendo. Il libro è di Stefano Petrucciani, Democrazia, Einaudi, 2014.

Democrazia

Mi ritrovo molto e apprezzo il “doppio” stile di Petrucciani. Ad una prima parte prettamente storica, in cui il lettore viene accompagnato per mano alla scoperta delle origini, segue una seconda sezione più energica, incalzante. Si tratta di un’analisi teoretica dei principali concetti desunti dalla prima parte del volume, concetti usati per presentare i problemi principali che l’idea di democrazia trascina con sé.

Dopo la sua formulazione classica, l’idea di demo­cra­zia attra­versa un lungo periodo di oblìo per tro­vare nuova for­tuna con i teo­rici del giu­sna­tu­ra­li­smo moderno, prima di avere la sua com­piuta realizzazione nel Nove­cento, quando cadono molte delle bar­riere (ceto, reddito, genere) che ave­vano impe­dito la par­te­ci­pa­zione alla vita poli­tica di un alto numero di cit­ta­dini. L’elemento carat­te­riz­zante della demo­cra­zia nel XX secolo è sem­brato dun­que con­si­stere nell’eguale par­te­ci­pa­zione di ogni mem­bro della società alle decisioni vin­co­lanti gra­zie al pro­gres­sivo allar­ga­mento dei diritti civili, poli­tici e sociali.

Ciò posto, libertà, uguaglianza, pari opportunità non hanno viaggiato di pari passo nella storia recente, visto che le disuguaglianze sociali, culturali ed economiche crescono, direi ovunque. Il libro di Petruc­ciani è interessante soprat­tutto per una rifles­sione filo­so­fica sull’attuale ambi­guità della demo­cra­zia. Il ricono­sci­mento di questa ambi­guità rap­pre­senta, secondo Petrucciani, il primo passo per sve­lare gli effetti con­tro­fat­tuali dei ricorsi odierni alla volontà popo­lare, spesso pura­mente stru­men­tali nel coprire ren­dite di posi­zione poli­tica ed eco­no­mica al riparo del con­senso del demos. Si tratta di un feno­meno piut­to­sto sem­plice da osser­vare, se si pensa al ple­bi­sci­ta­ri­smo ita­liano degli ultimi vent’anni nei con­fronti del lea­der – da Ber­lu­sconi a Grillo e Renzi – come vivido esem­pio di quest’uso ideo­lo­gico del prin­ci­pio demo­cratico, reso ancora più effi­cace dal con­for­mi­smo e dalla persuasività dei mass media.

Bene, ora che abbiamo la spiegazione in tasca cosa possiamo fare? Come liberarsi dalla politica dei talk show e tornare alla demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva e deli­be­ra­tiva che si fondi sulla costru­zione di un cit­ta­dino auto­nomo e con­sa­pe­vole, in grado di deci­dere sulle que­stioni pub­bli­che? Credo sia la cosa più urgente da fare se non vogliamo restare intrappolati in sterili analisi sul “declino culturale” cui la nostra epoca sembra condannata.

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