Da domani in libreria: Le Radici dell'Odio di Oriana Fallaci

E se i fottuti figli di Allah mi distruggessero uno solo di quei tesori, uno solo, assassina diventerei io. Dunque ascoltatemi bene, seguaci di un dio che raccomanda l’occhio-per-occhio-e-il-dente-per-dente. Io non ho vent’anni ma nella guerra ci sono nata, nella guerra ci sono cresciuta, di guerra me ne intendo. E di coglioni ne ho più di voi che per trovare il coraggio di morire dovete ammazzare migliaia di creature incluse le bambine di quattro anni. Guerra avete voluto, guerra volete? Per quel che mi riguarda, che guerra sia. Fino all’ultimo fiato“, (Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli, 2001: 35).

Gli orrori a cui stiamo assistendo rendono le parole della Fallaci incredibilmente attuali: la decapitazione dell’archeologo Khaled Asaad per mano dell’ISIS, musei, statue e opere d’arte millenarie distrutte (dei bulldozer hanno di recente demolito l’antico sito archeologico assiro di Hatra, nell’Iraq settentrionale). Donne schiavizzate, baby-killer, obbedienza completa, fosse comuni e pulizia etnica: quello che sta accadendo ricorda tristemente i nazisti che facevano falò di libri (e non solo).

Prima di prendere posizione sul piano politico – perché su quello umano ed etico non può che esserci una decisa condanna – è utile avere a disposizione buoni strumenti per conoscere questi fenomeni. Un agevole libro di Maurizio Molinari, Il califfato del terrore. Perché lo stato islamico minaccia l’occidente, Rizzoli, 2015 è molto utile per comprendere cosa sta accadendo:

da Aleppo a Baghdad lo Stato Islamico guidato dal Califfo Abu Bakr al-Baghdadi ridisegna la geografia del Medio Oriente e incombe minacciosamente su di noi. Ma da dove vengono i jihadisti che vogliono purificare il mondo dagli infedeli? Maurizio Molinari rivela in questo libro la genesi di un’ideologia religiosa totalitaria che evoca le brutalità di Hitler e Stalin, travolge l’Islam e genera violenze orrende. Comprese le stragi come quelle di Parigi, nella redazione del settimanale Charlie Hebdo e nel supermercato Yper Cacher“.

Tutto questo anche per dire che domani è in tutte le librerie un nuovo libro di Oriana Fallaci, Le radici dell’odio. La mia verità sull’islam, Rizzoli, 2015: “se ho il diritto di amare chi voglio, devo avere anche il diritto di odiare chi voglio“. E ancora (dalla quarta di copertina):

abbiamo paura di non essere sufficientemente allineati, obbedienti, servili, e venire scomunicati attraverso l’esilio morale con cui le democrazie deboli e pigre ricattano il cittadino. Paura di essere liberi, insomma. Di prendere rischi, di avere coraggio.” Oriana Fallaci ha pronunciato queste parole nel 2005 quando decide di raccontare il suo “diritto all’odio”. Sono riflessioni che ancora oggi, a distanza di dieci anni, risultano drammaticamente attuali, così come molti suoi brani finora inediti in cui affronta il conflitto con l’Islam senza mezzi termini né concessioni. “Ho visto le mussulmane la cui vita vale meno di una vacca o un cammello” scrive una giovanissima Oriana nel suo primo reportage sulla condizione delle donne nei paesi islamici. “Vi sono donne nel mondo che ancora oggi vivono dietro la nebbia fitta di un velo come attraverso le sbarre di una prigione.” Una prigione che si estende dall’oceano Atlantico all’oceano Indiano percorrendo il Marocco, l’Algeria, la Nigeria, la Libia, l’Egitto, la Siria, il Libano, l’Iraq, l’Iran, la Giordania, l’Arabia Saudita, l’Afganistan, il Pakistan, l’Indonesia: è il mondo dell’Islam, dove nonostante i “fermenti di ribellione” le regole riservate alle donne sono immote da secoli“.

Buona lettura.

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