Parmenide: Bugie e Ontologie?

Di solito si dipinge Parmenide di Elea come il filosofo dell’essere in contrapposizione al flusso universale e continuo delle cose di cui parla Eraclito; per questo viene anche considerato il fondatore dell’ontologia, del discorso razionale sull’essere, o scienza dell’essere.


Spesso si dice anche che il pensiero di Parmenide incorpori una decisa istanza anti-naturalistica in cui verrebbe accantonata la ricerca dei principi della natura iniziata dalla scuola di Mileto, in favore della spaccatura tra la dimensione dell’essere, di cui si ha vera conoscenza razionale, e quella del mondo sensibile, di cui si ha solo opinione e in cui ci si imbatte in continue contraddizioni in ultima analisi derivanti dal “problema del mutamento”.

Cercheremo di mettere in discussione questa immagine di Parmenide sfatando alcuni miti – come quello della”terza via” – e valorizzando alcune testimonianze posteriori, come Teofrasto e Aezio, che mostrano un Parmenide epistemologo e biologo. [Video di Livello Base – Didattico].

✔Libri consigliati

I Presocratici. Testimonianze e frammenti, BUR http://goo.gl/SBI9vs

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4 pensieri su “Parmenide: Bugie e Ontologie?

  1. Non hai un forum dove poter discutere?

    Premetto che sono al minuto 15.

    L’argomento è interessante anche perchè parliamo in fin dei conti di uno dei giganti della filosofia.

    Apprezzo tantissimo lo sforzo filosofico.

    Andiamo subito ad alcune domande.

    A un certo punto tiri fuori il nome di Quine.

    Per me è allarme rosso.

    La domanda-critica che ti faccio è questa: ma non è che stiamo confondendo l’essere di Parmendie come Ontologico, quando in realtà è metafisico?

    E cioè il senso di essere come esistenza, su cui convergiamo, tu lo declini come essenza sensibile, io lo penso come Destino (l’esistenza come Necessità).
    Come pensi di eludere quello che tu stessa affermi, che appunto non esiste alcuna ontologia prima di Wolf.

    In fin dei conti l’ontologia è la declinazione formale, dell’impianto della logica analitica.
    Perchè dire che l’essente è il sensibile, e dire che l’essere è ciò che è, a livello logico non è la stessa medesima cosa?
    (non a caso poi con Aristotele comincia il grande errare della Filosofia Antica, come Heideger (che mi sembre di capire non apprezzi) fece notare con il problema dell’esistenza che ha a che fare con il Destino, non con la sensibilità formale dell’oggetto.

    Saluti

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    • Ciao,
      grazie per il commento. Purtroppo non ho ancora un forum; ultimamente ho poco tempo e non riesco a stare dietro a tutto.

      In realtà non credo che si possa attribuire a Parmenide una distinzione tra ontologia e metafisica. L’essere è in senso lato “esistenza” e in Parmenide, se non ho capito male, si distingue nettamente dall’esistenza sensibile delle cose. Dunque l’essere è immediatamente oggetto di ricerca logica e razionale, mentre la doxa, l’opinione,, riguarda le realtà che percepiamo.
      Propenderei per una lettura minimale dell’essere, in assenza di evidenze testuali che consentano costruzioni teoriche più precise.Per questo non credo che l’essere per Parmenide sia necessità o destino.

      Il riferimento a Quine era solo un esempio di come i problemi parmenidei possono essere declinati sul piano storico-filosofico.
      Il fatto poi che non esista una ontologia come disciplina autonoma prima di Christian Wolff non implica affatto l’inesistenza di effettive ricerche ontologiche “regionali” diremmo noi.
      Che poi sia quella la tradizione a cui mi rifaccio, beh, questo dipende da mie convinzioni su cui naturalmente si può discutere. Credo sia impossibile fare storia della filosofia in modo neutro 🙂

      Spero di aver almeno in parte risposto alla tua obiezione.
      a presto, Annalisa

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      • Si grazie,

        Diciamo che quindi è richiesta una analisi del testo.
        Cosa che prontamente hai già fatto, e che ritengo corretta.

        La mia considerazione sulla parola destino è di carattere generale, una sorta di “resto” dalla lettura Nicciana, e in generale sulle mie opinioni sul pensiero greco.

        Mi manca la lettura diretta del testo. Quindi magari sarò più preciso avanti, anche se avendo tu letto il testo, forse devo riconsiderare il tutto.

        Ma certo la filosofia non è mai “pura”, l’unica cosa che sto cercando di capire è se è possibile il dialogo partendo da due sensibilità diverse.

        Mi fa ben sperare la tua distinzione tra esistenza ed esistenza sensibile.
        Il punto fondamentale e la domanda è questa:

        Ammettiamo che vi sia un soggetto ed un oggetto.

        Il soggetto dirà ” io esisto ” analiticamente s = s.
        L’oggetto sarà “quel sostrato (Aristotele, giusto?)” categoriale.
        Dunque forma e non sostanza (o il contrario, adesso non mi interessa) con determinate caratteristiche.
        E si scriverà analiticamente come a = a.

        Questa è la forma analitica ( a cui credo tu ti ispiri).

        Ma il dialogo è possibile solo se S = S’

        Ossia il soggetto non può mai essere determinato.

        In questo senso parlo di metafisica diverso da ontologia.

        La metafisica si interessa dei mutamenti del soggetto S, determinantesi storicamente, l’ontologia tratta il soggetto come un oggetto fra gli oggetti.

        Mi chiedo ammesso che sia quella la forma analitica che hai scelto, se tu possa accettare anche una eccezione per il soggetto.

        Tutto questo per capire come intendi “esistenza”. 😉

        ciao! (probabilmente capirò di più col tempo.)

        Vedo ti piace Aristotele (che ovviamente io detesto 😉 ) e la relatività (cosa che condividiamo! quest’anno seguo il professore Pettoello alla statale di Milano, che fa un corso proprio su quello! qualche scambio con te su quello sicuramente)

        Ma sopratutto mi interessa la filosofia presocratica!
        Mi piace il tuo taglio di aderenza al testo!!
        Spero ci saranno altri cicli (per approfondire ancor di più).

        Spero di non averti sottratto troppo tempo, alla prossima, più sintetico, ciao!

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      • Sì, sì, assolutamente possibile, ci mancherebbe. Anzi, di solito preferisco dialogare con chi ha posizioni e sensibilità diverse dalla mia.
        Il soggetto è sia ciò che soggiace (sostrato) sia soggetto nel senso di soggetto dotato di capacità cognitive (in Aristotele). La stessa distinzione tra ontologia e metafisica va naturalmente vincolata all’autore e al periodo di riferimento. I termini non hanno significati univoci. Le ontologie in Aristotele sono “regionali” non nel senso husserliano ma sono regioni o ambiti diversi in cui si studia lo stesso oggetto sotto profili differenti: biologia, psicologia, fisica. La metafisica invece è una specie di meta-teoria che fornisce i principi a queste scienze e che ha un valore fondazionale. Dunque non ha nulla a che vedere con la metafisica di Heidegger e con quel tipo di tradizione; la lettura che Heidegger fornisce degli antichi è una lettura tra le molte possibili, non la mia.

        In questo quadro teorico, con “esistenza” intendo banalmente la presenza di un oggetto, il suo darsi alle facoltà percettive di un soggetto: una sedia, un gatto, un albero che vedo e posso toccare. Molto banale come nozione e poco carica. In ogni caso queste sono solo opzioni possibili, ce ne sono altre che sono altrettanto accettabili, ci mancherebbe.
        Bellissimi i corsi del prof. Pettoello. Anch’io ho studiato in Statale a Milano 🙂 A presto! annalisa

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