SIMONE WEIL su Libertà e Oppressione Sociale (video)

Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale è un libro del 1955 di Simone Weil. Si tratta di un testo significativo poiché vengono criticati alcuni assunti di Marx (e del marxismo). il concetto di libertà, di rivoluzione, l’idea dello sviluppo indefinito delle forze produttive come retaggio magico e provvidenzialistico. Nel video faremo una presentazione generale di questi temi e una riflessione sul capitalismo. La nota che segue ha invece lo scopo di chiarire le diverse nozioni di libertà presupposte nel mio discorso.

L’idea di libertà negativa è quella espressa nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, presa come modello negli Stati liberali degli anni successivi, che consiste in una dimensione individualista di protezione e sicurezza e incentrata sulla proprietà privata: la libertà è intesa come libertà da qualcosa o qualcuno, è libertà dallo Stato, dalle altre persone, libertà come assenza di impedimento. L’idea di libertà negativa giustifica la tesi dello Stato minimo, secondo cui lo Stato non deve assolutamente interferire sulla regolazione delle proprietà, sulla redistribuzione della ricchezza e cose simili.

Secondo Marx questa concezione esclude la maggior parte della popolazione in qualsiasi società, ovvero la classe dei non proprietari, il proletariato. Si è perciò venuto a delineare, già a partire dal pensiero di Rousseau, da quello giacobino e successivamente dal forte impulso dato dal marxismo, un idea di libertà positiva: essa consiste nel “potere di non ubbidire ad altre norme che a quelle che io stesso mi sono imposte” (definizione di Bobbio); la libertà positiva si identifica con la libertà democratica di Rousseau, l’obbedienza alla legge che noi stessi ci siamo prescritti, ovvero partecipazione, libertà di partecipare alla gestione dello Stato, all’attività legislativa, all’informazione, alla divulgazione del pensiero, libertà di associarsi in partiti, sindacati ecc. In una parola: democrazia.

Secondo Marx la libertà di agire come soggetto economico di compravendita si riduce a ben povera cosa se vi è una parte dei soggetti (la maggior parte anzi) per i quali questa libertà si riassume nell’obbligo di vendere al miglior offerente la loro forza-lavoro. La libertà politica intesa come uguale sovranità dei cittadini resta limitata finché sussistono grandi disuguaglianze di potere, di ricchezza, di influenza sociale, di cultura, di sapere; e finché il ruolo dello stato resta limitato, come voleva il liberalismo classico, a quello di garante della libera contrattualità interindividuale tra proprietari privati. on ciò che gli individui desiderano o preferiscono.

Più in dettaglio, anche se lo Stato riconosce l’uguaglianza e la libertà formale, queste non saranno mai sostanziali, poiché al contempo lo Stato protegge la proprietà privata dei mezzi di produzione quindi crea, nella sostanza, disuguaglianze e asservimento, sottomissione. Non c’è liberazione di tutti gli uomini finché essi non si emancipano dall’obbligo di vendere la propria forza-lavoro, obbligo che a sua volta riposa sul fatto che la grande maggioranza è espropriata dei mezzi di produzione, cioè non dispone delle condizioni della propria esistenza, e perciò in ultima analisi non è padrona di sé. La liberazione umana non è effettiva se non include la liberazione dalla costrizione al lavoro salariato.

Eccoci arrivati al concetto di libertà socialista. La libertà democratica infatti, se non accompagnata da un’uguaglianza sostanziale fra gli individui, dall’eguaglianza economica, culturale e materiale, rischia di ratificare comportamenti e risultati poco democratici: individui dotati di maggior disponibilità economica, avvantaggiati materialmente e culturalmente rispetto ad altri, possano interferire su chi è più svantaggiato e dunque influire le libere decisioni democratiche.

Il socialismo diviene l’azione tesa a promuovere l’uguaglianza materiale, economica e culturale tra gli individui; quest’uguaglianza è condizione necessaria per sviluppare l’uguaglianza democratica, ovvero per impedire che alcuni abbiano una possibilità di influire sulle decisioni democratiche molto maggiore di quella di altri. Il socialismo è dunque necessario per una libertà democratica effettiva, mentre il capitalismo è inaccettabile perché limita in modo troppo radicale la democrazia, intesa come eguale sovranità dei cittadini. Per lo sviluppo di tutti gli individui è necessario dunque il controllo collettivo pianificato sulla produzione, controllo che è costitutivo della libertà collettiva poiché consente di superare gli antagonismi e i privilegi di classe e perché libera gli individui da quella cooperazione non coscientemente organizzata, ma mediata dal mercato. Come questo si traduca nella realtà resta però un mistero. Il collettivismo così inteso è l’anticamera del caos.

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2 pensieri su “SIMONE WEIL su Libertà e Oppressione Sociale (video)

  1. Mi sento come una tenera piantina appena sbocciata, bisognosa di cure e tanto amore… e tu cosa fai? Ti dimentichi di annaffiarmi per giorni interi… vuoi che muoro? Intanto ho scoperto il tuo blog e ho approfittato per scrivere quattro righe. Spero non ti dispiaccia. D’accordo anch’io sulla filosofia della scienza, a me piacerebbe anche una filosofia della finanza. Ottimi e preziosissimi i tuoi consigli sulle letture, sarebbe bello anche che, se ti capita di leggere qualcosa di interessante, facessi dei piccoli vlog su YT. Le rubriche che fai già sono bellissime perciò aggiungerne altre sarebbe solo grasso che cola. Un abbraccio e ci si sente presto. Ciauuu

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    • Ciao Dario!!!! Ma certo, scrivimi dove e quando vuoi! Guarda, fosse per me farei un video al giorno ma sai, tirare fuori la videocamera in ufficio … mmmmh … 🙂
      Sì, sì, sono assolutamente in programma vlog sui libri che leggo; infatti la “serie” che intendo fare partendo dalla fantascienza sarà improntata su quello. A prestissimo e buona serata!

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