(2) Kant, Critica della Ragion Pura: l’Estetica Trascendentale

Image result for critique of pure reasonLa Critica della Ragion Pura è un trattato sistematico. La scelta del genere letterario non è un semplice omaggio alla tradizione filosofica tedesca; per Kant la sistematicità è un’esigenza intellettuale e metodologica irrinunciabile. Le Critiche sono considerate da Kant opere propedeutiche a un sistema di filosofia nel quale i contenuti del sapere teoretico – relativo quindi al mondo della natura – e del sapere pratico – relativo al dominio della libertà – trovano finalmente una collocazione ordinata e organica.

Ma l’aspetto sistematico investe la Critica stessa: la ragione umana, che oggetto e soggetto di questa indagine, ha una struttura architettonica e l’esposizione dei suoi momenti interni e delle sue componenti non può in nessun caso essere disarticolata, in quanto deve riflettere la struttura oggettiva della conoscenza. Per questo motivo nella seconda e nella terza Critica Kant tenta di riprendere, nella misura in cui l’argomento stesso lo permette, l’articolazione espositiva della Critica della ragion pura. Questa è infatti divisa in due parti: la Dottrina degli elementi e la Dottrina del metodo. 

La Dottrina degli elementi contiene la scomposizione della ragione nelle sue parti o elementi (il termine non è privo di un riferimento euclideo); la Dottrina del metodo invece riguarda l’applicazione degli elementi individuati in precedenza secondo un preciso metodo. Dal momento che la trattazione metodologica è ampiamente anticipata nell’esposizione degli elementi, la prima parte della Critica ha un’importanza decisamente maggiore della seconda. Mi concentro, dunque, sulla Dottrina degli elementi. 

La Dottrina degli elementi si compone di due parti: Estetica trascendentale e Logica trascendentale. L’estetica riguarda la dottrina della sensibilità (aìsthesis in greco vuol dire “sensazione”). La Logica concerne l’elemento del pensiero considerato inizialmente nella facoltà dell’intelletto e poi in quella della ragione dialettica (o ragione in senso proprio, in opposizione al significato generico del termine che indica il complesso delle facoltà conoscitive). In questo modo Kant può dividere nuovamente la Logica in Analitica trascendentale – concernente l’intetletto – e in Dialettica trascendentale, concernente la ragione. Ora, ti sarai accorto che ricorre l’attributo trascendentale. Che cosa vuol dire?

Significa che tutte hanno per oggetto le forme a priori delle singole facoltà: sensibilità, intelletto e ragione. Con “forme a priori” si intendono le condizioni soggettive grazie a cui le differenti facoltà possono svolgere le funzioni che le sono proprie per natura. Ora dedichiamoci a capire che cos’è l’Estetica trascendentale.

L’Estetica trascendentale – Come ho accennato, questa sezione della Critica della ragion pura ha per oggetto le forme a priori della sensibilità. Con sensibilità si intende la capacità di essere modificati dall’azione degli oggetti esterni. Kant ritiene che ogni conoscenza prende le mosse dall’esperienza, ovvero tramite le affezioni che colpiscono i nostri organi di senso attraverso un’intuizione. Con “intuizione” intende qualsiasi rappresentazione che si offra al soggetto in modo non-mediato, cioè non discorsivo. Dato che l’esperienza ci fornisce a posteriori il materiale della conoscenza, che cosa vi è di determinato “a priori”? Le forme, ossia le modalità del soggetto che condizionano e rendono possibile l’intuizione del materiale sensibile. L’intuizione sarà dunque qualcosa di composto nel senso che racchiude in sé due aspetti distinti: il contenuto materiale della sensazione e la struttura formale che condiziona la possibilità stessa che il soggetto ha di ricevere il materiale sensitivo. 

Questo aspetto formale dell’intuizione si chiama intuizione pura. Mentre la connessione di un’intuizione pura con le sensazioni materiali costituisce l’intuizione empirica. Il colore di un fiore è un’intuizione empirica, mentre lo spazio in cui lo percepisco è un’intuizione pura. Poiché l’oggetto della sensibilità è sempre condizionato dalle forme pure dello spazio e del tempo, non sarà mai dato come è in sé, ma soltanto come appare all’interno della spazializzazione e temporalizzazione. Esso è dunque un fenomeno nel senso etimologico del termine, dal greco phaìnomai, apparire; esso può infatti essere detto apparenza, Erscheinung. 

Fin dalla Dissertazione del 1770 Kant individua nello spazio e nel tempo le forme a priori della sensibilità. Lo spazio è la forma del senso esterno, mentre il tempo è la forma del senso interno. Spazio e tempo non sono dunque né rappresentazioni astratte né concetti costruiti discorsivamente dall’intelletto, bensì intuizioni pure, le condizioni a priori di qualunque rappresentazione sensibile, che precedono ogni esperienza sensibile. Più in dettaglio, tutto ciò che è dato nell’intuizione riceve una rappresentazione necessaria solo nella dimensione spaziotemporale. Visto poi che, come ho detto prima, percepiamo fenomeni, lo spazio sarà l’intuizione pura del fenomeno del senso esterno e il tempo di quello interno. La conclusione diventa ovvia: i fenomeni del senso esterno, in quanto dati al soggetto, sono anche fenomeni del senso interno – vengono rappresentati nell’elemento temporale – di conseguenza il tempo diventa l’intuizione pura di tutti i fenomeni.

Nel periodo precritico Kant era partito da una concezione leibniziana dello spazio inteso come rapporto tra i luoghi, ossia tra le posizioni di due o più oggetti. Lo spazio era pertanto qualcosa di relativo poiché era definito sulla base delle relazioni e delle distanze reciproche tra cose. C’era però un problema: con questa concezione di spazio secondo Kant era impossibile spiegare la differenza tra gli omologhi incongruenti, ad esempio la mano destra e la mano sinistra. 

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In entrambe le mani le relazioni spaziali tra le singole parti, ad esempio tra l’indice e il mignolo, sono identiche; secondo la teoria relativa dello spazio, dovrebbero poter occupare lo stesso luogo, mentre è ovvio che in nessun modo la mano destra può riempire il volume occupato dalla mano sinistra. Occorreva dunque fare riferimento a uno spazio assoluto nel quale esistessero, come determinazioni univoche, la destra e la sinistra, il sopra e il sotto. Il modello di questo spazio era quello newtoniano, inteso come un contenitore metafisico nel quale le singole cose trovavano un posto definito grazie all’incontro di due coordinate. Ma Kant fin da subito si mostra consapevole della difficoltà di dimostrare, sulla base dell’esperienza, la realtà di uno spazio di questo genere, senza ovviamente fare alcuna concessione o connessione con la speculazione di matrice metafisica.

La soluzione giunse proprio nel periodo di cesura tra precriticismo e criticismo, con la Dissertazione del 1770, nella quale Kant sostiene che spazio e tempo sono certamente assoluti e universali ma non nel senso che esistono al di là del pensiero umano, ma nel senso che sono le forme a priori di una facoltà del pensiero umano: la sensibilità. Senza lo spazio e il tempo le nostre percezioni sarebbero impossibili. Oltre a questo, spazio e tempo sono a fondamento della matematica, visto che consentono la costruzione intuitiva delle conoscenze sintetiche della geometria e dell’aritmetica. L’intuizione pura della continuità temporale sta alla base dell’aritmetica, rendendo possibile la successione numerica; in modo speculare, l’intuizione della continuità spaziale sta alla base della costruzione di figure geometriche. 

La linea è il movimento ideale di un punto nello spazio; il piano è il movimento ideale di una linea e il volume è il movimento di un piano. La possibilità della matematica, che è la prima domanda che Kant si pone nell’introduzione alla Critica della ragion pura, trova proprio nell’Estetica trascendentale una prima e parziale risposta.  Detto ciò tieni presente che l’aspetto sintetico delle intuizioni matematiche, la sintesi di numero con numero, di punto con punto, potrà essere spiegato solo con l’esposizione delle forme a priori dell’intelletto che sarà oggetto del prossimo post in cui ci dedicheremo all’Analitica trascendentale. 

Bibliografia (link affiliazione amazon):

Renato Pettoello, Leggere Kant.

Immanuel Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che potrà presentarsi come scienza.

Immanuel Kant, Critica della Ragion Pura.

Manuali:

Cambiano – Mori, Storia e Antologia della Filosofia, Laterza (usato come fonte primaria insieme ai miei appunti)
Abbagnano – Fornero, Filosofi e filosofie nella storia, Paravia (usato come fonte secondaria per il lessico)

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