Omero, la Storia e il Senso della Poesia

Omero e la Musa (opera di Giulio Peranzoni).

Fino al 1870 la maggior parte degli storici credeva che il mondo di Omero fosse pura fantasia. Non stupirti: un grande storico inglese che si chiama George Grote faceva iniziare la storia greca con le prime olimpiadi del 776 a.C.; di conseguenza, tutti i racconti riferiti al periodo antecedente venivano intesi come leggende, come mera testimonianza di un passato mitico e immaginario. Oggi per fortuna, anche grazie ai progressi dell’archeologia, sappiamo che le cose non stanno così.

Avrai sentito parlare della “questione omerica”, del problema dello stile, del rapporto mito-storia. Per comprendere l’incredibile quantità di problemi connessi con l’interpretazione del corpus omerico è opportuno cominciare da un rapido affresco storico, per poi passare alla figura del poeta e alle sue opere. Iniziamo dalla Grecia micenea o omerica (1700?-1150 a.C.). 

La riscoperta della civiltà minoica e micenea si deve agli scavi intrapresi grazie al commerciante tedesco Heinrich Schliemann (1822-1890). Sul mondo arcaico e sulla questione omerica si è scritto moltissimo; un recente testo può essere un buon punto di partenza per iniziare a studiare questi temi. Si tratta del libro di Pierre Carlier, Omero e la storia, Carocci, 2014.

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un’opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre di Parigi (Crediti: CC BY 3.0).

Per ripercorrere questi temi faccio riferimento soprattutto agli studi riportati nella bibliografia di questo volume. Dicevamo di Schliemann. Schliemann si arricchì grazie alla guerra di Crimea e cominciò a cercare, cercare e ancora cercare. Che cosa? Il palazzo di Ulisse a Itaca. 

Animato da una vera e propria fede, nel 1870 intraprese gli scavi sulla collina di Hissarlik, in Turchia, dove una parte della tradizione antica pensava fosse sorta la Troia di Priamo; Schliemann vi scoprì stupende tombe che attribuì proprio a quel periodo. Ma questo è solo l’inizio. Un suo collaboratore, l’archeologo Wilhelm Dörpfeld dimostrò che queste sepolture appartenevano al livello della cosiddetta Troia II (2300-2200 a.C.), ossia mille anni prima della guerra di Troia!

Il Tesoro di Atreo, un esempio di tomba a tholos a Micene, (crediti: CC BY-SA 3.0).

Nel 1876 Schliemann estese le sue indagini alla Grecia. Il sito di Micene, i suoi baluardi e la Porta dei Leoni – menzionati da Pausania nella Descrizione della Grecia (II secolo d.C.) – erano noti da tempo, ma fu Schliemann a riportare alla luce le tombe a fossa del cosiddetto Circolo A. Queste sepolture, le cui ricchezze avevano indotto Schliemann e colleghi ad attribuirle al periodo di Agamennone, si rivelarono molto ma molto più antiche! Risalgono al 1600-1500 a.C. circa!

Micene, Tirinto, Orcomeno (Beozia). Questi sono alcuni dei siti archeologici che ebbero un’importanza enorme nella rilettura di queste epoche e, ovviamente, dell’opera di Omero. Grazie poi ad Arthur Evans che nel 1900 iniziò a scavare a Cnosso, sede del celebre regno di Minosse, è stato possibile distinguere il minoico gerogrifico, la Lineare A e la Lineare B.

Tavolette micenee incise in Lineare B, (crediti: CC BY 2.5)

Carlier dedica molta attenzione al passaggio, nell’Età del Bronzo, dalla Creta Minoica a quella Micenea, grazie alla scoperta, nel 1952, di un secondo circolo di tombe (il Circolo B) sulle pendici dell’Acropoli di Micene, a circa 100 metri a ovest della Porta dei Leoni. La decifrazione delle scritture egee ha permesso di comprendere meglio la natura di questa civiltà e rivedere un’altra categoria storiografica che ha avuto molta fortuna e che, finalmente, è stata abbandonata: la Dark Age (VIII secolo).

L’attenzione al dettaglio, che caratterizza il grande affresco dell’età arcaica offertoci da Carlier, non è l’unico merito di questo libro. Dopo un riassunto dell’Iliade e dell’Odissea in cui si discute anche della genesi e trasmissione dei poemi, Carlier analizza le società omeriche usando numerose chiavi di lettura. L’archeologia, in primis, poi la letteratura, la storia, l’etnografia. Entriamo in questo modo nell’oikos omerico, nella casa in cui regna un re (basileus) su un temenos o possedimento regale. La politica, le pratiche nei doni, il culto degli dei, le usanze matrimoniali, la vita quotidiana e i costumi, la guerra, la pratica della giustizia: tutti momenti dell’ideologia regale.

In una trama di convergenze e divergenze Carlier ci accompagna a scoprire il regno del plausibile, dello storico e del fantasioso, un regno in cui si può intravedere, quasi in un gioco di luci e ombre, che cosa c’è di “vero” nei poemi omerici. Un libro che va assolutamente letto! Pierre Carlier, Omero e la storia, Carocci, 2014.

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