La nascita della Storiografia: Ecateo di Mileto (VI-V sec. a.C.)

La storiografia greca deriva dalle antiche genealogie dedicate alla ricostruzione di una famiglia o di una città fino al loro capostipite o fondatore. Questi resoconti, normalmente redatti in un metro poetico, avevano uno scopo celebrativo, e descrivevano le azioni di una o più divinità. In questo modo il racconto prendeva le vesti del mito: abbiamo a che fare con una storiografia prefilosofica. Tra il VI e il V secolo a.C. questo “paradigma” inizia a sgretolarsi.

Insieme alla ricerca razionale nasce anche un nuovo orientamento di pensiero grazie al quale la storiografia riesce ad affrancarsi dai suoi legami con il mito e assume, finalmente, il carattere di indagine critica: nasce l’iJstorivh. Il termine historiè comunemente utilizzato per indicare l’esposizione (ed interpretazione) degli eventi passati -l’iJstorivh, ossia la forma ionica usata da Erodoto per iJstoriva – compare per la prima volta all’inizio della sua opera per definirne i contenuti.

Il termine non ha ancora il significato specifico che assumerà in seguito, ma incorpora un valenza molto più ampia e dunque generica: indica, infatti, una ricerca, un’investigazione dei fatti. La radice è la stessa del verbo vedere, in greco ijdei~n, e rimanda primariamente all’esperienza del testimone oculare (sia esso diretto o per interposta persona). L’obiettivo originario della historiè è, dunque, rilevare i dati oggettivi e veritieri che si riferiscono alla realtà di un fatto o evento.

Sarà Erodoto a circoscrivere l’ambito degli argomenti che rientrano nel genere letterario della storiografia, limitandolo agli avvenimenti prodotti dall’agire umano. Per questo motivo si dice che Erodoto è il fondatore della storia. Ciò posto, non devi dimenticare che questo non è l’unico obiettivo dell’opera erodotea. Nelle sue pagine trovano infatti ampio spazio numerosi riferimenti etnografici e geografici che sono a tutti gli effetti oggetto di quell’esperienza conoscitiva chiamata iJstoriva.  

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Frammento papiraceo delle Storie di Erodoto, VIII libro Papyrus Oxyrhynchus 2099, (crediti: immagine di pubblico dominio).

Questo atteggiamento, insieme al metodo autoptico, ossia fondato sull’esperienza personale dei fatti da aujtovı, stesso, e o[yivı, vista, e alla valutazione critica delle fonti di informazione fanno riferimento a un insieme di elementi (anche extra-filosofici) della cultura greca di quel tempo. La poesia lirica, ad esempio, esprime una precisa tensione conoscitiva nell’indagine dell’individualità e dei sentimenti umani (mentre il pensiero dei sapienti del VI secolo le conferisce validità “universale”). Pensa anche ad un altro esempio, molto più pratico: le esigenze di navigazione per i commerci avevano da tempo spinto le popolazioni greche a fissare ciò che avevano appreso sulla configurazione geografica del mondo conosciuto, come sugli usi e costumi dei popoli che avevano incontrato durante i loro viaggi.

L’attenzione all’esperienza e ai suoi contenuti sembra dunque mossa da necessità di vari tipi. Sul piano letterario questo processo verso la concretezza e l’esattezza delle conoscenze derivanti dall’esperienza trovo un nuovo strumento formale: la prosa. L’emancipazione dalla tradizione poetica, dal soggettivismo della lirica e, soprattutto, dall’epica intesa come alveo di un’immaginazione fulgida quanto fallace, sembra ormai l’unico mezzo per un discorso che sia il più possibile aderente alla realtà dei fatti. Gli storici greci si riferiscono a questo passaggio quando parlano dei loro predecessori come logografi. 

Il personaggio più importante di questa fase iniziale è Ecateo di Mileto, noto per essere stato tra i capi dell’insurrezione ionica contro i Persiani. Qui la storia è abbastanza intricata: sembra che dapprima Ecateo abbia cercato di dissuadere i suoi concittadini dall’impresa, valutando soprattutto i numerosi contatti del re di Persia. Poi li aveva consigliati di allestire un’imponente flotta, impadronendosi del tesoro offerto da Creso al santuario di Apollo. Le proposte non ebbero successo, ma non è questo il punto. Risulta infatti interessante cercare di tracciare “il tipo psicologico” che si cela dietro a queste strategie politiche: il pragmatismo sembra una caratteristica dominante in Ecateo.

Una rappresentazione quattrocentesca a stampa della descrizione dell’Ecumene fatta da Tolomeo (incisione di Johannes Schnitzer del 1482).

La Periegesi della Terra – Questa specie di pragmatismo è evidente nella profonda conoscenza che ha della geografia e dell’etnografia, acquisita durante i suoi lunghi viaggi. Questo bagaglio intellettuale è evidente in un’opera che fu intitolata postuma, la Periegesi della Terra divisa in due libri, Europa e Asia (ma conteneva anche l’Africa). SI tratta di un periplo del Mediterraneo, forse pensato per i naviganti. A quanto pare era corredata anche di una Figura della terra una primordiale carta geografica in cui la terra aveva la forma di un disco circondato dall’Oceano, con due continenti: a nord l’Europa e a sud l’Asia.

Le Genealogie – Nel secondo dei consigli dato ai suoi concittadini insorti traspare un’altra caratteristica di questo personaggio: l’attitudine radicalmente laica che gli ispirò la revisione razionalistica del mito che troviamo nei quattro libri delle Genealogie. Nel corso dei suoi viaggi aveva visitato Tebe d’Egitto. Qui si vantò con i sacerdoti locali di discendere, attraverso sedici generazioni, dalla divinità. Ma i sacerdoti gli mostrarono ben 345 statue di uomini, sommi sacerdoti che si erano succeduti di generazione in generazione senza che all’inizio vi fosse un’origine divina (l’episodio è raccontato da Erodoto II.143). Fu questo uno degli spunti che indusse Ecateo a riconsiderare le leggende dei Greci, i quali pretendevano di ricostruire una discendenza dagli dei per le loro casate, e a definire queste tradizioni contraddittorie e ridicole.

All’inizio del trattato Ecateo affermava di scrivere ciò che pareva vero a lui stesso; questa affermazione, se riferita alla tradizione, è drammaticamente rivoluzionaria, poiché suona come una rivendicazione dell’indipendenza critica di chi fa historiè. E qui non ha importanza l’ingenuità e lo schematismo insiti nel suo razionalismo. Ecateo decide per la prima volta di applicare a un passato mitico i parametri della realtà che esperisce e in cui vive; purtroppo ci restano solo gruppi di frammenti in dialetto ionico. E non abbiamo più fortuna se cerchiamo di tracciare con precisione il quadro dei logografi tra VI e V secolo a.C..

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Abbiamo solo nomi e indizi sulle loro opere. Scilace di Carianda che compose un Periplo in cui esponeva i risultati di un viaggio nell’Oceano Indiano, compiuto su incarico del re persiano Dario I. Purtroppo quest’opera ci è giunta profondamente alterata da aggiunte e rielaborazioni posteriori.

Dionisio di Mileto, Carone di Lampsaco e Xanto di Lidia autori, rispettivamente, di un dipresso, Notizie della Persia, degli Annali Lampsaceni e Notizie della Lidia. Infine, nel campo delle genealogie, abbiamo Ferecide di Siro (autore dell’Antro a sette anfratti,il più antico scritto in prosa in dialetto ionico), Acusilao di Argo (che avrebbe volto in prosa Esiodo) e Ferecide di Atene (autore di numerosi alberi genealogici di eroi).

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