Atene da Solone a Clistene: l’Illusione della Democrazia

Skyphos attico a figure rosse. Opera di Pistosseno. La lezione di musica, Cerveteri, 470-460 a.C. ca. (Credit:Museum von Schwerin).

In Omero ed Esiodo i detentori del potere giudiziario sono i basiléis, il cui compito è ricordare le thémistes, norme tradizionali di origine divina che presiedono alla vita della comunità. Nel momento in cui il desiderio di vedere conservato il patrimonio mitico corrente, sottraendolo all’arbitrio degli aedi, conduce alla stesura dei poemi omerici e alla composizione delle opere di Esiodo, si afferma la stessa esigenza anche a proposito delle consuetudini. 

Gli esempi più antichi di legislazioni a noi noti provengono dall’ambiente corinzio dei Bacchiadi, la ristretta oligarchia (composta da 100 famiglie circa) che resse la città prima dell’avvento dei Cipselidi. Più ricca è la tradizione sulle colonie di Occidente, in cui operarono Zaleuco di Locri Epizefiri e Caronda di Catania. A parte i dubbi sulla cronologia, non c’è accordo sulla storicità di questi personaggi.

In particolare, per quanto riguarda Caronda di Catania paiono meno convincenti i dubbi avanzati in base alle incertezze cronologiche e sul nome (lucente, dall’occhio di fuoco), tipico delle divinità solari. Il primato legislativo delle colonie calcidesi in Occidente è inoltre attestato da Tucidide secondo il quale i nòmima Chalkidiká esistevano fin dai tempi della fondazione di Imera nel VII secolo, e dalla notizia aristotelica che attribuisce ai calcidesi di Tracia un legislatore di Reggio, Androdamante.

Il più famoso è senza dubbio Draconte (serprente, l’animale sacro ad Atena) che operò in Attica tra il 624/623 e il 621/620. L’arcaicità delle leggi a lui attribuite è tale che Solone nel 594 ne conservò la parte relativa agli omicidi, che costituiva una forte base per l’affermazione del potete statale. Si ribadisce che l’iniziativa dell’azione penale spetta alla famiglia, ma è il legislatore che stabilisce i modi, i tempi e i limiti della pena. Si introduce per la prima volta la distinzione tra delitto volontario, preterintenzionale e giustificato, ribadendo così l’oggettività della colpa.

Atene prima di Solone – All’inizio Atene era governata da un re (monarchia), ma, a partire dall’VIII secolo, il potere passa nelle mani dell’aristocrazia, cioè dei nobili, che erano ricchi proprietari di terre. Prima di Solone gli organi politici della città erano: l’Ecclesia e l’Aeropago. L’Ecclesia era l’assemblea dei cittadini che eleggeva 9 arconti (sempre fra i nobili!) e ne approvava le decisioni, ma aveva pochi altri poteri.

Gli arconti restavano in carica per un anno e poi andavano a formare l’Aeropago: un consiglio dai poteri molto ampi che decideva soprattutto in materia di giustizia (delitti e reati vari). Gli aristocratici in pratica avevano in mano l’amministrazione della giustizia e, poiché non esistevano ancora leggi scritte, le prepotenze e le ingiustizie a danno delle classi sociali più deboli erano numerosissime.

Questa situazione di predominio degli aristocratici provoca malcontento fra la popolazione finché, nel VII secolo, il legislatore Dracone redige le prime leggi scritte per limitare appunto i poteri dell’aristocrazia. La sua opera, seppur non risolutiva, fu molto importante perché, per la prima volta, venivano fissate delle regole che tutti potevano conoscere.
Ad Atene, comunque, i contrasti sociali fra popolo e aristocratici continuarono fino a quando venne eletto arconte Solone, nel 549 a.C. 

Solone era un nobile. Egli fu eletto arconte con poteri straordinari nel 594 a.CSolone pensò che gli scontri tra le varie classi sociali ad Atene si sarebbero attenuati se ai contadini, ai commercianti e agli artigiani fosse stata data la possibilità di partecipare alla vita pubblica insieme ai nobili. La riforma di Solone prevedeva: l’abolizione dei debiti; la divisione della popolazione di Atene in quattro classi sociali, non più in base alla nascita bensì in base alla ricchezza. Solone stabilì che fossero aboliti tutti i debiti pubblici e privati anche contratti in passato.

Inoltre fu proibito ipotecare le terre dalle quali il contadino traeva i mezzi per vivere. In questo modo si voleva evitare che i contadini poveri fossero ridotti in schiavitù dai nobili. Le classi sociali previste dalla Costituzione solonica erano quattro:

(i) i pentacosiomedimni, ovvero coloro che avevano un reddito non inferiore a 500 medimni (pari a 260 hl di grano o di olio o di vino. Infatti 1 medimno era pari a 52 litri). In genere si trattava di ricchi proprietari terrieri;

(ii) i cavalieri che avevano un reddito compreso tra 500 e 300 medimni (ovvero tra 260 hl e 156 hl di grano o olio o vino). Il loro nome derivava dal fatto che essi erano in grado di mantenere almeno un cavallo e di entrare, quindi, nella cavalleria dell’esercito;

(iii) gli zeugìti, ovvero coloro che avevano un reddito compreso tra 300 e 150 medimni (ovvero tra 156 hl e 78 hl di grano, olio o vino). Si tratta di piccoli contadini che erano nelle condizioni di mantenere una coppia di buoi usati nel lavoro dei campi;

(iv) infine i teti, ovvero i salariati, gli artigiani e i nullatenenti che avevano un reddito inferiore a 150 medimni.

Mappa dell’Attica ai tempi di Solone. (Crediti: CC BY-SA 2.5-2.0-1.0).

Gli organi politici previsti dalla riforma di Solone erano: 9 arconti. Essi erano eletti annualmente dall’Ecclesìa. Solamente i pentacosiomedimni e i cavalieri potevano essere eletti arconti. Tale organo esercitava il potere esecutivo. Una volta terminato il loro incarico gli arconti entrano a far parte dell’Areopàgo; l’Areopàgo, ovvero un organo giudiziario e di controllo. Esso giudicava gli arconti al termine del loro mandato; vigilava sul buon costume, sull’educazione e sulla vita religiosa dei cittadini; preparava le proposte di legge che venivano poi sottoposte all’approvazione dell’Ecclesìa; sorvegliava che venissero rispettate le leggi; l’Ecclesia, detta anche Assemblea popolare che comprendeva tutti i cittadini maschi di età superiore a 20 anni appartenenti a tutte e quattro le classi sociali.

Le donne non avevano parte alla vita pubblica. Ogni cittadino aveva diritto ad un voto. Per questa ragione i teti, essendo la classe più numerosa, vi avevano un grosso peso. L’Assemblea popolare eleggeva gli arconti, dichiarava la pace e la guerra, approvava o respingeva le leggi;l’Elièa, un tribunale popolare istituito per la prima volta da Solone, i cui membri venivano ogni anno estratti a sorte dall’Ecclesia, tra tutti gli ateniesi di età superiore a trent’anni. All’Elièa si poteva ricorrere contro le sentenze pronunciate dai magistrati.

Veduta della collina dell’Areopago, uno dei centri di potere al tempo di Solone. (Crediti: CC BY-SA 2.0).

Le riforme effettuate da Solone e, in modo particolare, la ripartizione delle classi sociali in base alla ricchezza e l’introduzione dell’Elièa, rappresentarono una profonda innovazione per la struttura politica di Atene. Il potere, però, di fatto rimaneva nelle mani degli aristocratici, dato che solamente questi potevano accedere alle cariche più importanti. Inoltre, i teti, seppure potevano far parte dell’Ecclesia e dell’Elièa, in pratica ne rimasero a lungo esclusi dato che le funzioni pubbliche non erano remunerate e loro non erano nelle condizioni di lasciare il lavoro per prendervi parte.

Tuttavia la riforma di Solone gettò le basi della futura democrazia ateniese. Inoltre, poiché si poteva sempre passare ad un classe sociale superiore aumentando le proprie ricchezze, tale riforma stimolò la laboriosità e il lavoro. Solone non aveva eliminato i contrasti tra le classi sociali. Infatti, non tutta l’aristocrazia aveva gradito i cambiamenti apportati da Solone e anche i piccoli proprietari terrieri non erano soddisfatti avendo sperato di ottenere maggiori favori e soprattutto una nuova ripartizione delle terre.

Di questa situazione approfittò Pisistrato che divenne tiranno di Atene nel 560 a.C. Cacciato per ben due volte da Atene, riuscì nel 545 a.C. a salire definitivamente al potere e vi rimase fino alla sua morte avvenuta nel  527 a.C. Nonostante Pisistato arrivò al potere con la forza, il suo governo fu saggio e prudente: egli non abolì la riforma di Solone, pur essendo un aristocratico.

Pisistrato aumentò lo sfruttamento delle miniere di oro e di argento situate sul monte Laurio, sviluppò l’agricoltura, l’industria e il commercio. Fece costruire nuovi templi nell’Acropoli dando lavoro a molti disoccupati. Le monete d’argento di Atene, con sopra impresse la testa della dea Atena e la civetta, simbolo della città di Atene, si diffusero in tutto il Mediterraneo. Il tiranno incoraggiò il culto di Dionisio e istituì le feste dionisiache, che avevano anche lo scopo di distogliere l’attenzione degli Ateniesi dai problemi legati alla vita politica.

Durante la tirannide di Pisistrato Atene visse un periodo di pace e di prosperità. Alla morte di Pisistrato il governo di Atene passò ai suoi due figli: Ippia e IpparcoNel 514 a.C. Ipparco fu ucciso da due aristocratici per una vendetta personale. Ippia si dimostrò ben diverso dal padre. Soprattutto dopo la morte del fratello, divenne diffidente e spietato. Per questa ragione, gli aristocratici, con l’aiuto dell’esercito spartano, lo cacciarono da Atene insieme alla sua famiglia nel 510 a.C. 

Quindi venne nominato arconte Clistene. A seguire il video sulla figura di Clistene e sulle sue riforme. 

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