Martin Heidegger: ontologia e differenza ontologica

Ripercorro in breve il significato di tre termini-chiave nel pensiero di Martin Heidegger. Ontologia, ermeneutica, metafisica, verità, differenza ontologica. Con l’accentuazione del nesso tra essere e linguaggio, l’ontologia diventa ermeneutica, cioè esercizio di interpretazione di enunciati verbali. Ma se l’interpretazione rappresenta l’unica via per pensare l’essere — e se la storia dei significati di una parola coincide con la storia dell’essere — ne segue che l’etimologia rappresenta una componente imprescindibile dell’ontologia. 

Comprendiamo quindi l’origine dell’etimologismo, operante soprattutto su parole greche e tedesche. L’ermeneutica dell’ascolto di Heidegger si configura come un’ermeneutica in cammino che proprio nell’essere trova un appello inesauribile e mai totalmente esplicitabile. Heidegger pensa l’interpretazione come Erörterung, cioè come un esercizio di localizzazione che, invece di limitarsi a prendere atto di ciò che è detto esplicitamente in un discorso, colloca il detto nel luogo (Ort) che gli è proprio, ossia in quel non-detto che lo nutre e lo regge.

Differenza ontologica. È la differenza fra l’essere e l’ente. Differenza che nella premessa (1949) alla terza edizione di L’essenza del fondamento (1928) viene prospettata come il non fra ente ed essere. Sebbene nelle ultime opere, che privilegiano il concetto di evento rispetto a quello di essere, Heidegger si mostri insoddisfatto della nozione di differenza ontologica (che sembra pur sempre pensare l’essere a partire dall’ente), è indubbio che su tale concetto si fondi tutta la sua interpretazione della metafisica in termini di oblio dell’essere:

La differenza di essente ed essere è l’ambito all’interno del quale la metafisica, il pensiero occidentale nella totalità della sua essenza, può essere ciò che è“, (Identità e differenza, pp. 22-23).

Come accennavo nel video, in Che cos’è metafisica? Heidegger usa il termine metafisica in senso positivo. La metafisica, intesa come il domandare oltre l’ente, viene descritta come l’accadimento fondamentale dell’Esserci. In seguito, soprattutto a partire da Introduzione alla metafisica, il termine viene ad assumere una connotazione negativa. Metafisica è quel pensiero che, pur ponendosi il problema dell’essere, lo elude subito, limitandosi a una riduttiva inchiesta intorno all’ente in quanto ente. Per questo suo andare errando di ente in ente, la metafisica si configura, più propriamente, come una «fisica», cioè come un tipo di pensiero caratterizzato da un costitutivo oblio dell’essere.

Oblio che si concretizza nella concezione della metafisica come ontoteologia e che fa capo al nichilismo (di cui presto parlerò in un video).

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Un pensiero su “Martin Heidegger: ontologia e differenza ontologica

  1. Metafisica, essere, ente, mi sono già perso. Credo di aver capito e invece no, mi accorgo che andando avanti il significato delle parole non combacia più. Tutta colpa mia sia chiaro devo impegnarmi di più, ma che fatica.

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