Martin Heidegger: Esistere a meno della Massificazione Moderna (continua su facebook)

La Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo. Dal 21 aprile 1933 al 27 aprile del 1934 Heidegger vi ricoprì l’incarico di rettore operando attivamente per la sua “nazificazione”.

In una sezione di Essere e Tempo (I, sezione 1, cap. 4 §27) troviamo un discorso interessante sul modo in cui vivere il rapporto con gli altri e, soprattutto, su cosa si possa intendere con esistenza autentica e progettualità. Cerco di dare un senso al discorso di Heidegger, che è tecnico sia concettualmente che formalmente, lasciando da parte il pippone che gli permette di arrivare al punto che ci interessa. Cos’è l’esistenza?

Prima di rispondere, una premessa. Userò soprattutto facebook per continuare questa rassegna su Heidegger. L’obiettivo è allargare la community di Annaliside e, dunque, la presenza quotidiana su una piattaforma è essenziale per la sopravvivenza di questo progetto. Dunque, vi invito a condividere con chi potrebbe essere interessato =)

Torniamo a noi. Cos’è l’esistenza? L’esistenza è un modo di essere dell’Esserci che si qualifica grazie alla comprensione dell’essere, cioè dal fatto che l’uomo non può rapportarsi agli enti e a se stesso se non sulla base di una (sia pur vaga nozione) dell’essere (almeno inteso in generale). Di essere e verità ne ho parlato in due video e qui sul blog. Oltre che dalla comprensione dell’essere, l’esistenza risulta qualificata dalla possibilità, in quanto essa non è una realtà fissa e predeterminata, ma un insieme di possibilità fra cui l’uomo deve scegliere: dunque, attraverso l’interrogazione dell’esserci in rapporto al suo essere, si ricercano le strutture fondamentali dell’esistenza.

Questa indagine si chiama Analitica Esistenziale ed è anteriore a discipline come la psicologia, la biologia, l’antropologia. Il metodo è fenomenologico nel senso che si tratta di fare in modo che le strutture dell’esistenza si manifestino nella comprensione propria dell’esserci. L’esserci può manifestarsi in due modi: secondo l’esistenza autentica e secondo l’esistenza inautentica (nel senso di appartenente o meno a se stesso).

Qui il ragionamento di Heidegger è complesso. Mi interessa richiamarne in modo molto generico solo qualche aspetto perché, come vi accennavo, in questa sezione di Essere e Tempo troviamo un’interessante critica alla massificazione e spersonalizzazione prodotte dalla civiltà tecnica del suo tempo.

In heideggerese possiamo dire che l’essere autenticamente se stessi implica un’emancipazione dal modo in cui l’esserci “sperimenta” il suo essere-nel-mondo. Questo significa che la nostra relazione con gli altri individui è viziata in modo irrimediabile; nel momento in cui il mio essere-nel-mondo è rivolto alla relazione che intrattengo con gli altri soggetti, secondo Heidegger esso si configura come un essere-con altri. E qui casca l’asino!

Quando sono con gli altri la mia esistenza non è qualcosa che appartiene al mio esserci nella sua insostituibilità; l’esserci non è mai se stesso, non può mai nemmeno esserlo nel rapporto con gli altri in quanto vive in costante subordinazione agli altri che diventano il vero metro di misura (ecco la “contrapposizione commisurante”). Nella quotidianità ciascuno di noi è intercambiabile, dice Heidegger, in quanto il mondo diventa una dimensione in cui tutte le possibilità vengono livellate e uniformate.

Il recupero della valenza positiva del concetto di possibilità, e direi “attiva”, ci consente di capire che l’essere autenticamente se stessi equivale a sottrarsi da queste dinamiche proprie del dominio della tecnica per aprirsi alle possibilità (soggettive). Lontano da una dimensione puramente teoretica, qui l’esserci si avverte affettivamente come gettato-nel-mondo, ha finalmente consapevolezza di sé e incontra se stesso nella forma della fuga, sperimenta la paura e conosce se stesso nella dimensione della progettualità. È molto romantico e anti-illuminista, e ovviamente antikantiano, questo modo di realizzarsi, non trovate? Lo trovo molto interessante appunto perché nasce da una riflessione sulla tecnica con la quale, sembra, è impossibile scendere a compromessi.

P.S.: a differenza dell’ontologia tradizionale, che parlava di esistenza (existentia) a proposito di qualsiasi realtà di fatto, Heidegger usa il termine solo in riferimento all’uomo. Per indicare gli altri enti usa l’espressione semplice-presenza. Semplice-presenza (Vorhandenheit) è il modo di essere degli enti difformi dall’Esserci, cioè quegli enti intramondani che l’uomo incontra nel suo prendersi-cura di essi. Enti che, in relazione all’Esserci, presentano il carattere dell’utilizzabilità.

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