Cos'è l'Isis?

Nell’era dei social network diventiamo tutti massimi esperti di qualunque cosa, dal calcio al terrorismo internazionale passando per l’ingegneria genetica e i vaccini. Di fronte agli attentati di Parigi dell’altro ieri avevo girato un video. Ieri sera, non riuscendo a prendere sonno, ho accesso il cellulare e … poi oggi ho deciso di non caricarlo su youtube e di scrivere questo pezzo.

Non lo carico sul Tubo perché il mio canale ha un obiettivo diverso. Non è nato per ospitare vlog in cui dico la mia (a nessuno interesserebbe), men che meno per acchiappare like cavalcando un argomento così terribile. Nel video però parlavo anche di libri e dicevo alcune cose che vale la pena riportare qui. Continua a leggere

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Da domani in libreria: Le Radici dell'Odio di Oriana Fallaci

E se i fottuti figli di Allah mi distruggessero uno solo di quei tesori, uno solo, assassina diventerei io. Dunque ascoltatemi bene, seguaci di un dio che raccomanda l’occhio-per-occhio-e-il-dente-per-dente. Io non ho vent’anni ma nella guerra ci sono nata, nella guerra ci sono cresciuta, di guerra me ne intendo. E di coglioni ne ho più di voi che per trovare il coraggio di morire dovete ammazzare migliaia di creature incluse le bambine di quattro anni. Guerra avete voluto, guerra volete? Per quel che mi riguarda, che guerra sia. Fino all’ultimo fiato“, (Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli, 2001: 35).

Gli orrori a cui stiamo assistendo rendono le parole della Fallaci incredibilmente attuali: la decapitazione dell’archeologo Khaled Asaad per mano dell’ISIS, musei, statue e opere d’arte millenarie distrutte (dei bulldozer hanno di recente demolito l’antico sito archeologico assiro di Hatra, nell’Iraq settentrionale). Donne schiavizzate, baby-killer, obbedienza completa, fosse comuni e pulizia etnica: quello che sta accadendo ricorda tristemente i nazisti che facevano falò di libri (e non solo).

Prima di prendere posizione sul piano politico – perché su quello umano ed etico non può che esserci una decisa condanna – è utile avere a disposizione buoni strumenti per conoscere questi fenomeni. Un agevole libro di Maurizio Molinari, Il califfato del terrore. Perché lo stato islamico minaccia l’occidente, Rizzoli, 2015 è molto utile per comprendere cosa sta accadendo:

da Aleppo a Baghdad lo Stato Islamico guidato dal Califfo Abu Bakr al-Baghdadi ridisegna la geografia del Medio Oriente e incombe minacciosamente su di noi. Ma da dove vengono i jihadisti che vogliono purificare il mondo dagli infedeli? Maurizio Molinari rivela in questo libro la genesi di un’ideologia religiosa totalitaria che evoca le brutalità di Hitler e Stalin, travolge l’Islam e genera violenze orrende. Comprese le stragi come quelle di Parigi, nella redazione del settimanale Charlie Hebdo e nel supermercato Yper Cacher“.

Tutto questo anche per dire che domani è in tutte le librerie un nuovo libro di Oriana Fallaci, Le radici dell’odio. La mia verità sull’islam, Rizzoli, 2015: “se ho il diritto di amare chi voglio, devo avere anche il diritto di odiare chi voglio“. E ancora (dalla quarta di copertina):

abbiamo paura di non essere sufficientemente allineati, obbedienti, servili, e venire scomunicati attraverso l’esilio morale con cui le democrazie deboli e pigre ricattano il cittadino. Paura di essere liberi, insomma. Di prendere rischi, di avere coraggio.” Oriana Fallaci ha pronunciato queste parole nel 2005 quando decide di raccontare il suo “diritto all’odio”. Sono riflessioni che ancora oggi, a distanza di dieci anni, risultano drammaticamente attuali, così come molti suoi brani finora inediti in cui affronta il conflitto con l’Islam senza mezzi termini né concessioni. “Ho visto le mussulmane la cui vita vale meno di una vacca o un cammello” scrive una giovanissima Oriana nel suo primo reportage sulla condizione delle donne nei paesi islamici. “Vi sono donne nel mondo che ancora oggi vivono dietro la nebbia fitta di un velo come attraverso le sbarre di una prigione.” Una prigione che si estende dall’oceano Atlantico all’oceano Indiano percorrendo il Marocco, l’Algeria, la Nigeria, la Libia, l’Egitto, la Siria, il Libano, l’Iraq, l’Iran, la Giordania, l’Arabia Saudita, l’Afganistan, il Pakistan, l’Indonesia: è il mondo dell’Islam, dove nonostante i “fermenti di ribellione” le regole riservate alle donne sono immote da secoli“.

Buona lettura.

Socialismo e schiavitù: perché la gente mi scrive cazzate?

Ho scritto questo post stanotte. Non l’ho riletto perché molti lettori non li rispetto. Fatevene una ragione. Anzi, passate oltre, non leggete: non sono ancora un dittatore così potente da far prescrivere ai miei fedeli psicanalisti la lettura attenta dei miei scritti. 

Ieri, nel giro di 24 ore, sono stata prima criticata e punzecchiata da alcuni amici a causa delle mie ultime letture (come se leggersi Hegel e il materialismo storico significasse trasformarsi in rigidi leninisti!) poi, dopo la pubblicazione del pezzo sul PIL e la Nussbaum ricevo ben otto messaggi – che sono tantissimi a ferragosto per un piccolo blog come il mio – tra cui due utenti anonimi che mi danno della repubblicana, fascista filoamericana e che mi dicono che tanto “scrivo male, peggio della Nussbaum”!

Magari scrivessi come la Nussbaum. E comunque grazie per il boom di visualizzazioni: a quanto pare Nussbaum tira! Ai deficienti bisogna rispondere? Non lo so. Scrivo questo post più che altro perché credo di non essere stata molto chiara e precisa nel precedente, e per questo mi scuso (viste le oltre 200 letture in 24 ore!). Le mie imprecisioni sono confermate anche dalla breve critica costruttiva di un’amica che mi ammoniva sui possibili fraintendimenti legati al mio post di ieri. 

§1- In cosa credo – Bene, rendo espliciti alcuni punti, peraltro ben chiari nella mia mente, ma che forse ho sbagliato a dare per scontati. Non scrivo quasi mai di politica. Ma, a quanto pare, a differenza della scienza e della filosofia, se si scrive di politica alla gente piacciono gli schieramenti. C’è sempre bisogno di qualcuno contro cui puntare il dito. Vi accontento. Non sono comunista, leninista né marxista. Qualunque cosa pensiate sia di sinistra io non mi rispecchio in quella cosa.

Non sono nemmeno molto filoamericana, nel senso che sceglierei come modello i paesi nordici e non l’America; sono liberale, subisco l’influenza di Nussbaum e di Rawls ma guardo con interesse la Scuola Austriaca. Non sono democratica. Certo che non lo sono, mica faccio Socrate che interroga il ciabattino e lo porta alla verità. La democrazia dando a tutti la possibilità di esprimersi su tutto genera storture, disinformazione e la circolazione di miti e falsità – vedi complottismi, sciiikimikismi, ufologie, credenze varie. Credo che per parlare di un argomento con cognizione di causa uno debba studiare e prepararsi. Stop.

Quindi, caro lettore che non hai un cavolo da fare a ferragosto a parte costringermi a leggere le tue follie, non sono democratica, né comunista né fautrice dell’uguaglianza a scapito delle libertà. Prima viene la libertà e poi forse l’uguaglianza. Se non ti piace e non ti va bene, passa oltre. Non perdere tempo a scrivermi insulti fascisti. Ma qui ho sbagliato io a non essere precisa. Resta chiaro che scriverò recensioni e analizzerò articoli peer-reviewed che parlano di comunismo, leninismo e comunitarismo senza dover tutte le volte ricadere nelle violente e spesso sterili invettive che leggo sui blog, siti e giornali. Quando si recensisce un articolo uscito in una rivista peer-review mica si fa la bambinata dell’io la penso così tu sei una merda. Si legge, analizza, si vede se argomentativamente è debole o meno. Se vale, allora si indirizza il lettore al link (se desidera leggerlo).

Visto che non stiamo scrivendo su riviste scientifiche, caro lettore tuttologo, a nessuno interessa la nostra “opinione”. Togliti dalla testa l’idea che ciascuno di noi è depositario di verità e soluzioni geniali; siamo circondati da microcefali che danno fiato alla bocca. Non ho ricette né soluzioni. Non esiste “il genio” solitario che si staglia sulla moltitudine inetta. Ogni progresso, e la scienza lo insegna, è sempre il risultato della fatica di molti, e tutto quello che ciascuno può individualmente raggiungere lo raggiunge grazie a quello che ha appreso da altri. Quindi abbassa la cresta, caro lettore, e umilmente studia. Leggo e scrivo come terapia (a meno che tu, lettore anticapitalista, non voglia pagarmi lo psicanalista), leggo e scrivo perché ci sono infinite cose che non so e che vorrei sapere, perché mi diverto e amo la conoscenza; non certo per compiacerti. Spesso cerco di assumere un punto di vista neutro, per quanto mi è possibile, solo per spiegare meglio quanto mi passa tra le mani.

§2- Correzione delle imprecisioni: il liberalismo – Veniamo alle cose serie. I liberals cui fa riferimento Martha C. Nussbaum non sono i liberali della Scuola Austriaca (Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises per intenderci). Ho scritto che John Rawls è un liberale in quanto lui stesso si definisce tale e soprattutto perché “liberale” è un termine che si dice in molti modi. Esiste, teoricamente e storicamente, un liberalismo zoppo, gravato da alcune scelte socialiste legate alla difficoltà (che anche io a volte ho) di abbandonare un’idea di fondo, quella dell’uguaglianza sociale. Che abbia prodotto effetti disastrosi ce lo insegna la storia. Ciò posto, l’assunto epistemologico di base, legato al concetto di giustizia sociale rawlsiana, è ancora molto radicato e, vuoi per ignoranza vuoi per mancanza di informazioni, viene considerato l’unico liberalismo possibile.

Di qui le critiche fuffariane al neoliberismo sfrenato che ha causato la crisi e la continua a perpetrare: von Mises dice molto bene che in nessun paese e in nessuna epoca il liberalismo ha trovato una realizzazione integrale. Chi accusa il neoliberismo accusa un finto liberalismo che è in fin dei conti il socialismo di alcuni liberals americani (cui peraltro Nussbaum in parte si richiama). Non ho voglia e non mi interessa scrivervi la storia del liberalismo. Esiste gente molto più competente di me che l’ha già fatto. Su www.brunoleoni.it trovate numerosi approfondimenti e consigli di lettura, mentre a questo link, Che cos’è la Scuola Austriacatrovate una sintetica storia che comincia dai seguaci di Tommaso d’Aquino. E non accusatemi di leninismo, per favore. Chi mi conosce davvero sa bene che sto dalla parte di Tommaso, Locke &Co. Avere dei dubbi, constatare quanto sia difficile liberarsi dal mostro epistemologico dell’uguaglianza non significa diventare marxisti.

L’illusione di trasformare la società in un mondo più giusto ed equo, rivoluzionandola dalle fondamenta nel tentativo di pervenire ad una “giustizia sociale”, si fonda su ideologie, lacune storiche, miopie, etc.. Me le ascrivo tutte. E in queste ravviso le difficoltà di far passare al grande pubblico il messaggio di Von Mises. Le stesse difficoltà di farlo passare a me stessa. Ma la storia insegna che le diverse realizzazioni dell’utopia socialista e del suo sogno di uguaglianza siano destinate a tradursi in un incubi drammatici per le sorti dello stesso mondo civilizzato.

Ecco il punto: il pensiero liberale – non quello di Nussbaum – non ha mai sognato di compiere un rivolgimento dell’ordine sociale, con l’obiettivo di pervenire ad una situazione di perfetto equilibrio stazionario. I liberali “hard” non fanno le promesse di Nussbaum in merito alla realizzazione di una società “giusta”, la società della cura reciproca dell’uguaglianza e della fraternità universali. Sono spietati. L’unica promessa è la libertà. E proprio per questo è difficile resistere all’abbraccio mortale del socialismo e non perché la natura umana sia fondamentalmente buona, giusta ed empatica. Vogliamo essere buoni, giusti ed empatici, ci imponiamo di esserlo e, dunque, condanniamo alla sconfitta il liberalismo, dipingendo il mondo prospettato dai liberali come una foresta nera in cui dominano i mercati, in cui i deboli sono costretti a vendersi al capitalista più forte per liberarsi dall’indigenza.

Se volete liberarvi dal mostro dell’uguaglianza e capire come il socialismo pavimenti la strada al totalitarismo leggetevi La via della schiavitù di Friedrich von Hayek. Invece, Liberalismo di Ludwig Von Mises è un vero e proprio manifesto del pensiero liberale, che rinnova la gloriosa tradizione di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Jeremy Bentham, per citarne alcuni. Se volete capire in che modo il liberalismo si interessa delle condizioni che rendano possibile eliminare le cause esterne della sofferenza, ad esempio promuovendo un sistema che dia pane agli affamati, vesta gli ignudi e dia un tetto ai diseredati. Se vi interessa capire il nesso tra socialismo e schiavitù, leggetevi Von Mises. E, soprattutto, se volete fare un po’ di terapia psicanalitica – che non fa mai male, ve l’assicuro – e liberarvi dal morbo di Fourier (non sapete cos’è? Leggete Von Mises).

Tutto questo per dire che Nussbaum e Rawls non sono la stessa cosa di Von Mises. Chiaro? Attendo copiosi insulti, un incessante spamming di questo post sui siti complottisti e, soprattutto, un altro boom di visualizzazioni. Grazie amici microcefali (e comunque passo e chiudo: ci vediamo a settembre).

Scienza e media: la missione Futura

Di solito non intervengo nelle polemiche, soprattutto quando sono pensate per farsi pubblicità. Una parola però desidero dirla in merito alle “critiche” rivolte da alcuni a proposito della missione Futura cui ha partecipato la nostra astronauta Samantha Cristoforetti. Alcuni opinionisti e giornalisti hanno lamentato “la pietosa retorica della stampa” di fronte all’impresa della Cristoforetti. Non faccio nomi perché mi rendo conto che nei 140 caratteri circa di twitter o in un post su facebook non è facile ripararsi dai fraintendimenti. Ritengo però che si debba essere responsabili. Che non si debba essere superficiali né sciatti quando si scrive per un giornale e si ha un certo pubblico al seguito.

Premessa. Ho letto anche insulti e cattiverie inutili nei confronti di chi, a mio modo di vedere, si è espresso con troppa leggerezza nei confronti del lavoro dei tre astronauti. Credo che tutti abbiano il diritto di esprimere la propria opinione liberamente, senza essere aggrediti verbalmente. Scuotere la testa di fronte a queste bassezze è il minimo. Non dubito, perché non voglio proprio crederci, che chi si è in qualche modo lamentato della gestione dei media non abbia ammirazione e rispetto per i tre astronauti che per oltre 200 giorni hanno condotto esperimenti sulla ISS.

Mi limito a dire che proprio grazie a queste “critiche” andrebbe fatta una seria riflessione su come siamo stati informati su quello che accadeva sulla ISS dai media tradizionali. L’esposizione mediatica delle vicende della ISS e di AstroSamantha è stata bassissima, se ci limitiamo alla televisione e alle testate giornalistiche nazionali. Siamo stati coinvolti sui social network dai tre astronauti. E questo è del tutto in linea con il modo di fare comunicazione della scienza dei media tradizionali (su facebook e youtube esistono pagine a canali di scienza molto seri).

La scienza procede a piccoli passi, si muove attraverso errori, piccole conferme, esperimenti, frustrazioni quotidiane. Questo forse la gente comune non lo sa. Solo qualche volta si ha un autentico eureka! che segna la nostra storia. Purtroppo i media si nutrono primariamente di eureka!, devono fare lo scoop a tutti i costi e i sensazionalismi spesso sono fuori luogo. Quanti di voi sanno in dettaglio quanti e quali esperimenti sono stati condotti sulla ISS? Esperimenti che saranno utili nelle ricerche sul cancro, sui meccanismi del sonno, fino alle tecnologie biomediche. Nessuno sa dei rischi che ha corso e corre in quanto donna, visto che il corpo femminile reagisce diversamente da quello maschile all’assenza di peso. E non sappiamo ancora il perché. Avrei voluto tante rubriche di approfondimento su questi temi, una descrizione delle aziende e dei progetti di ricerca, cosa utile anche per reperire finanziamenti, iniziative di vario genere per far conoscere a tutti questo grande passo dell’umanità. Ho visto e letto pochissimo rispetto a quanto avrei voluto.

Non c’è bisogno che mi dilunghi ulteriormente. Il web offre tutti gli strumenti necessari per informarsi. Purtroppo la televisione e le grandi testate giornalistiche sono ancora il principale strumento di divulgazione: in un paese in cui il numero di laureati è inferiore alla media europea, in cui la matematica e la fisica fanno paura e le facoltà languono, in un paese che è fanalino di coda negli investimenti sulla ricerca e sull’innovazione è necessario ricordare a chi lavora in tv e nei grandi giornali che non possiamo permetterci distrazioni, non possiamo permetterci di essere generici ed imprecisi. Le ricadute sociali e culturali di quello che dite sono troppo ampie ed imprevedibili per non riflettere dieci, cento, mille volte prima di scrivere.

Gli esperimenti che ha condotto AstroSamantha li trovate a questo link

Qui il “blog” di Avamposto 42

Sul liceo classico

Sul liceo classico ho letto molte assurdità. Le più fantasiose si trovano su FB in calce a un post di Michele Boldrin. E’ bastato pubblicare una breve intervista in cui diceva di abolire il Liceo Classico “per impedire che il nostro sistema educativo continui lungo la strada dello sfacelo” per scatenare reazioni grottesche e senza senso (la sua posizione la trovate su noisefromamerika). Per chi mi conosce non è segreta la mia simpatia per alcune delle posizioni politiche di Boldrin, ma devo ammettere che non sono per niente d’accordo su alcune cose che dice a proposito del Classico.   Continua a leggere