L'elefante: la Struttura Mereologica dell'Oggetto di Scienza in Aristotele

In un influente saggio del 1987, intitolato First Principles in Aristotle’s Parts of Animals, Allan Gotthelf sosteneva che «it seems clear from PA I that Aristotle himself saw PA II-IV as offering (and not just aiming at) episteme, in the sense of a systematic knowledge of causes, and as containing demonstrations»1. Muovendo da alcune considerazioni generali in merito ai contenuti dei capitoli II-IV del trattato, Gotthelf ha cercato di dimostrare la presenza di una implicita struttura assiomatica nel De partibus animalium, «at least amenable to exibiting relations of priority among demonstrations»2, che si basa su tre tipi di principi: «premises about the elementary matter of which animals are composed, premises about the existence of formal natures and their character as ends, and definitions of these formal natures»3. Continua a leggere

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Forme delle Parti: il metodo comparativo nella biologia di Aristotele

L’ultima volta avevamo iniziato a parlare di genos e eidos in Balme. Ora facciamo un passo in avanti e vediamo all’opera il metodo “per parti”. Possiamo infatti svolgere la considerazione del genos animale tenendo fisse alcune basi strutturali per studiare le differenze che si pongono su queste basi:

(A) «vi sono in primo luogo le parti identiche per forma [ei{dei]: così il naso e l’occhio di un uomo sono identici al naso e all’occhio di un altro uomo, la carne alla carne, l’osso all’osso; lo stesso vale per il cavallo e per tutti quegli animali che definiamo identici tra loro per la forma: infatti, come il tutto sta al tutto, così ognuna delle parti sta a quella che le corrisponde [oJmoivw” ga;r w{sper to; o{lon e[cei pro;” to; o{lon, kai; tw’n morivwn e[cei e{kaston pro;” e{kaston]. In secondo luogo vi sono bensì parti identiche, ma che differiscono per eccedenza e difetto: sono quelle degli animali di cui è il medesimo il tipo [gevnoV]. Per ‘tipo’ intendo, ad esempio, ‘uccello’ o ‘pesce’; ognuno di essi presenta infatti una differenza secondo il tipo, e vi sono più specie di pesci e di uccelli. […] Alcuni animali non hanno parti identiche né per forma né secondo eccedenza e difetto, bensì esse presentano un rapporto di analogia, il rapporto cioè in cui sta l’osso con la spina, l’unghia con lo zoccolo, la mano con la chela, la squama con la penna: infatti ciò che la penna è nell’uccello, la squama lo è nel pesce»1. Continua a leggere

La classificazione degli animali: Balme su Genos e Eidos

Continua la saga dei miei appunti. Questa volta vi intrattengo un po’ con il nesso tra metafisica e biologia ben studiato da Balme (e Lennox). Cosa possiamo dire di Aristotele “tassonomista?” Innanzitutto credo questo. La tassonomia non è teoreticamente incompatibile con la modalità esplicativa utilizzata da Aristotele in biologia ma, sebbene alcuni risultati tassonomici puntuali siano presenti, la tassonomia in quanto tale è assente, e ciò per ragioni in parte relative allo stadio di sviluppo della scienza biologica, in parte all’atteggiamento conservativo che Aristotele assume nei confronti dei sistemi di denominazione incorporati nel linguaggio naturale degli uomini.

Una considerazione in tal senso della classificazione biologica mostrerà come siano in opera, in essa, analisi mereologiche atte a validare i raggruppamenti tassonomici. E che classificare non significa affatto spiegare. La spiegazione di un soggetto naturale coincide con la sua definizione d’essenza. La sua definizione d’essenza, nella misura in cui cattura il continuum di differenze riscontrabili nel range di un genos, incorpora gli attributi formali di quella continuità di piani ilemorfici che fanno capo alla parte centrale della sostanza. Insomma, con la mereologia della definizione si cattura l’essenza dell’individuo che ricade nella specie di un genere; la classificazione è dunque una pre-condizione alla ricognizione degli elementi che rientrano nelle definizioni (mostrare il punto con l’ausilio della critica alla dicotomia accademica di PA I.2-4). Continua a leggere