Cos’è lo Stoicismo? Uno sguardo sinottico sulle Tre Scuole

Lo stoicismo è uno dei movimenti intellettuali più importanti e fecondi del mondo antico, la cui influenza fu determinante per lo sviluppo di una filosofia romana (anche oggi esistono orientamenti di pensiero che si rifanno, più o meno direttamente, allo stoicismo). Data la longevità e grande varietà del movimento, gli studiosi sono soliti distinguerlo in tre fasi:

(1) la Stoà Antica, che occupa all’incirca il III secolo, dominata dalle figure di Zenone di Cizio, Cleante e Crisippo.

(2) La Stoà di Mezzo, che arriva fino al I secolo a.C., con Panezio e Posidonio, infine

(3) la Stoà Nuova o Romana, molto attiva fino al II secolo d. C., con Seneca, Epitteto e Marco Aurelio. Iniziamo con la Stoà Antica.

Il suo fondatore è un fenicio, Zenone di Cizico. Giunto ad Atene all’età di 22 anni circa, entrò nella scuola del platonico Polemone. Frequentò anche il megarico Stilpone e il cinico Cratete, incontri importanti per comprenderne il pensiero e, soprattutto, il socratismo. Nel 301-300 a. C. fonda ad Atene La Stoà (stoà poikìle, ossia portico dipinto), una scuola filosofica situata non ai margini ma nel centro della città, proprio nei pressi dell’agorà. Una scuola non aperta a tutti ma integrata nel tessuto sociale della polis e nel suo apparato educativo.

Essendo uno straniero, Zenone non poteva possedere beni immobili in Atene, il che contribuì a determinare le caratteristiche del sodalizio filosofico che si stava creando attorno alla sua figura. A differenza del Giardino di Epicuro e dell’Accademia, il Portico non è un’istituzione organizzata e riconosciuta istituzionalmente, ma un gruppo di amici che si riunivano a parlare di filosofia sotto a un portico.

Zenone di Cizio.

Alla morte di Zenone il suo successore fu Cleante (262) che, a differenza del maestro, non spiccava per acume filosofico. Il terzo scolarca della Stoà Antica fu Crisippo di Soli, la cui produzione fu decisiva per organizzare in forma sistematica il patrimonio culturale della scuola. Conformemente ad una tendenza tipica del periodo ellenistico, gli stoici concepirono la filosofia in modo sistematico, accettando la distinzione – peraltro già diffusa nell’Accademia di Platone – tra logica, fisica ed etica. Tale tendenza è tuttavia in loro accentuata dagli stretti legami che le diverse parti della filosofia hanno fra di loro: le diverse discipline erano insegnate intrecciandone continuamente gli argomenti:

“[Gli stoici] rappresentano la filosofia come un animale, paragonando la parte logica alle ossa e ai nervi, l’etica ai muscoli, la fisica all’anima. O anche come un uovo: la logica è il guscio, dopo viene l’etica, la parte più interna è la fisica. O anche come un campo fertile, del quale la siepe di recinzione è la logica, il frutto è l’etica, il terreno o gli alberi la fisica. O infine ad una città ben costruita e amministrata secondo ragione”, (SVF II.38).

Meno corretto è invece attribuire allo stoicismo un interesse esclusivo o prevalente per i temi etici. Questo giudizio non è suffragato né dall’entità delle testimonianze, che ci mostrano interessi molto profondi in tutte e tre le parti della filosofia, né dalle affermazioni esplicite, che più di una volta pongono la fisica, intesa come contemplazione del mondo animato dal logos divino, come culmine dell’itinerario filosofico. Le radici dell’avversione di Zenone nei confronti di Epicuro non risiederebbero dunque qui, ma nel fatto che la filosofia del Giardino presentava un’immagine riduttiva dell’uomo per l’attenzione concessa al sensismo e all’individualismo del filosofo che sfocia immancabilmente nel solipsismo.

Vero è piuttosto che, così come in tutta l’antichità, la filosofia stessa veniva intesa inscindibil­mente come teoria e pratica di vita (quest’ultimo aspetto veniva evidenziato anche dal legame con la scuola socratica cinica). Questa coerenza impressionò favorevolmente anche i contemporanei, come ci è attestato dal decreto con il quale gli Ateniesi riconobbero allo straniero Zenone pubblici onori:

“poiché Zenone di Cizio, figlio di Mnasea, per molti anni è stato nella nostra città per far filosofia e per tutto il resto ha vissuto da uomo buono, e i giovani che andavano da lui, esortandoli alla virtù e alla moderazione, li spingeva alle cose migliori dopo aver offerto a tutti la propria vita come modello; con il favore del Fato ha decretato il popolo di dar lode a colui che era coerente con i discorsi che faceva con gli altri, a Zenone di Cizio, figlio di Mnasea, e attribuirgli una corona d’oro secondo la legge, in riconoscimento della virtù e della moderazione, e di costruirgli anche un sepolcro a spese pubbliche nel Ceramico“, (SVF I.7).

Un ruolo importante è giocato anche dalla totale separazione da precisi progetti politici e dalla tendenza ad astrarre dalle condizioni concrete delle persone: ciò rendeva l’ideale del sapiente stoico almeno in linea di principio accessibile non ad una élite ma a tutti (anche a donne e schiavi, ci precisano le fonti antiche [SVF III.253]). Degli scritti stoici nulla ci è giunto per intero, fatto salvo un inno a Zeus composto da Cleante, che ebbe una grande notorietà nel mondo antico, anche al di fuori dei confini dello stoicismo. Esso, benché in un lin­guaggio attento più all’effetto poetico che all’esattezza, percorre nel loro intreccio tutti i temi fondamentali della fisica e dell’etica stoica, e può dunque essere pensato come una specie di introduzione.

Immanentismo, materialismo e impegno nel mondo sono dunque le direttrici principali dello stoicismo nel periodo delle origini. Il rifiuto della filosofia dualistica di Platone va inteso proprio in questo quadro teorico. Come vedremo, ciò che Zenone si propone di dimostrare è proprio la possibilità di una filosofia aperta ai valori morali cari alla tradizione socratico-platonica, in grado di garantire la serenità e felicità interiore, senza per questo ricorrere a un supporto metafisico ed escatologico che abbia natura fondazionale.

Nonostante il grande successo goduto nell’antichità dalle scuole stoiche, la loro esatta ricostruzione presenta notevoli problemi. Solo lo stoicismo romano è ben documentabile (ci sono giunte alcune opere complete) ma per i periodi anteriori, indubbiamente più articolati e complessi, possediamo solo testimonianze: numerose sì, ma spesso poco esatte, ripetitive e provenienti da fonti avverse. Esse inoltre spesso non distinguono gli apporti dei diversi stoici (non di rado in dissenso tra loro), rendendo più difficile da recuperare proprio una delle caratteristiche dello stoicismo più ammirate nell’antichità, cioè l’assoluta coerenza del discorso filosofico.

In tale situazione, tracciare un quadro generale dello stoicismo antico equivale a privilegiare il pensiero di Crisippo. Egli era infatti considerato già dai suoi contemporanei il più autorevole tra gli stoici, avendo organizzato in un insieme coerente e completato (soprattutto nel settore logico) le dottrine non sempre concordanti dei suoi predecessori.

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Epicuro e Heidegger: Nichilismo, Felicità e Dominio della Tecnica

Tra il 1936 e il 1940 Heidegger tenne a Friburgo cinque corsi su Nietzsche (si pronuncia “Nice”, non “Niccc” o “Niz”, come spesso sento nei video su YouTube!). Il contenuto di questi corsi è poi confluito in due volumi pubblicati nel 1961 – intitolati appunto, Nietzsche – ma Heidegger ne anticipò alcuni punti salienti in un saggio, incluso nella raccolta Holzwege (1950) intitolato La sentenza di Nietzsche “Dio è morto”. Qui Heidegger dimostra che il nichilismo non è una corrente filosofica come le altre, nemmeno un momento della storia della filosofia. Si tratta invece del movimento di pensiero che attraversa l’epoca della metafisica da Platone a Nietzsche, l’intera storia dell’Occidente! Continua a leggere

Ecco cosa ti perdi se non segui HistoricalEYE (e Annaliside) su Facebook!

All’ombra dello sguardo minaccioso del buon vecchio Hegel(one), ti riassumo, sommariamente, cosa è accaduto questa settimana sulla pagina Facebook di HistoricalEYE (con la quale collaboro). Mi occupo principalmente di Storia Greca e Medievale, ma anche qualcosa di Filosofia della Storia e di Storia della Scienza, sempre che il pubblico sia interessato. A seguire trovi alcuni brevi post che ho scritto: dal matrimonio in Omero, alla figura di Dhuoda, intellettuale aristocratica in epoca carolingia. Tra Carlo Magno intellettuale ma semianalfabeta e il De Rebus BellicisContinua a leggere

Filosofia e Vita: Isocrate e l’Attualità del Sogno di una Democrazia Moderata

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Su historicaleye.it, nell’articolo intitolato Storie di Eroi, Strateghi e Filosofi: Barack Obama e l’Athenian Dream di Isocrate, ho parlato dell’attualità del sogno di Isocrate e, principalmente, del periodo storico che va dalla fine della guerra del Peloponneso all’ascesa al potere di Filippo II di Macedonia. Ho presentato brevemente il libro di Michael Scott, Dalla democrazia ai re. La caduta di Atene e il trionfo di Alessandro Magno, Laterza, 2009. Oggi vorrei approfondire la figura di Isocrate.  Continua a leggere

Di Baci, Guerre Greche e Sinfonie di Bach: a cosa “serve” studiare questo e non quello?

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L’Idolo eterno, Auguste Rodin, 1889, marmo, Musée Rodin, Parigi

Pensieri sparsi. Non amo l’aforisma. Chissà poi perché spesso mi ritrovo a cucirne in sequenze. Spesso leggere Demostene è un po’ come baciarsi. Baciarsi ascoltando Bach è poi il massimo. A cosa serve studiare storia della musica? Storia greca, poi, così lontana dal nostro presente. A cosa … serve! Serve? Parliamo quindi di utilità, ma in che senso? Ancora l’insensata domanda a cosa serve spaccare il capello in quattro sulla Guerra del Peloponneso? A cosa serve studiare Aristotele? Perché perdere tempo con storia greca e filosofia antica quando nei contesti lavorativi quotidiani questi corpi di conoscenze non trovano un’immediata applicazione pratica? Mettiamola così. Uno dei miei compositori preferiti si chiama Johann Sebastian Bach. Continua a leggere

Aristotele: Introduzione e Lessico di Base

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Per il mese di febbraio ho programmato due video su Aristotele (registrati qualche mese fa e che non vedete ancora, se state leggendo oggi questo post): il primo, qui sopra in copertina, è dedicato ai neofiti e può essere interpretato come un insieme di “consigli” per evitare fraintendimenti (e cavolate). Il secondo, che vedete sotto, è invece un lungo podcast in cui svisceriamo insieme i concetti di base della sua filosofia. Si tratta di due strumenti utili per chiunque voglia studiare Aristotele seriamente. Continua a leggere

La Filosofia è Disumana? Eros e Ragione nel Simposio di Platone

Che ruolo ha la ragione, la razionalità, nella ricerca e nel conseguimento della felicità? A quali condizioni la ragione può essere intesa come autosufficiente? E la domanda è legittima, alla luce dell’intellettualismo di Socrate secondo cui la virtù è conoscenza, e la virtù è un ingrediente essenziale della felicità. Nella Fragilità del Bene Martha Nussbaum si pone un problema simile, parlando della giustizia. La giustizia è in grado di arginare la vulnerabilità umana garantendo a tutti crescita, realizzazione personale e dunque felicità? Continua a leggere